La sicurezza che non ho (aka ci vuole più carta da zucchero nella vita)

Oggi ho delle riserve sul mondo, più del solito e ho detto tutto.

Oggi ho delle riserve su me stessa, anche in questo caso come al solito. Oggi è un giorno particolare, oggi è un giorno importante per la mia storia, è un giorno di festa, era; la giornata era già segnata in partenza. Mentre facevo la doccia un pensiero mi è tornato alla mente: un ricordo, un ricordo importante, a differenza delle altre volte non l’ho censurato, non l’ho sbolognato, non l’ho ri-vissuto con rabbia o rancore o rimpianto; mi mancava, mi è mancato quel momento, mi manca adesso. Questo è stato la causa di una destabilizzazione pungente, di disattenzione a quello che succedeva intorno. Eravamo io e il mio ricordo. Io e il mio desiderio. E ho cercato il tuo volto dentro gli autobus che passavano sulla strada, ho pensato che se mi avessi vista, se ti avessi visto, avrei avuto la possibilità, quella che non mi è mai stata data.

Ogni giorno domando, mi domando. Mi inquieto. E non ti incontro. E ti vorrei incontrare. Non ti penso e mi viene da pensarti. E non ti trovo.
E sono di nuovo sconnessa e la scrittura ne risente. E metto troppi punti, allora metto una virgola, allora ne metto un’altra e non ho più niente da dire o ne ho troppo ma non so come dirlo, faccio domande sbagliate e non ho capito niente. La sicurezza che non ho. Coscienza, cognizione, coerenza, certezza, sono tutte con la C, il (non)caso che scherzi fa o che fa scherzi.

Se non ne fossi capace, se non fossi in grado di fare, se non fossi matura io, non trovo le parole. Domando, non trovo le domande. Mi trattengo ma non riesco, vorrei farlo. Non mi fido o penso di non dovermi fidare, e dico che quando penso troppo perdo l’essenziale e faccio il piano del mondo e penso che dovrei “seguire il cuore”, ma questa frase mi fa incazzare ancora di più, ma che cazzo vuol dire? Di nuovo non so più cosa dire, ho perso le parole, cantava qualcuno.

Quello che dico non ha mai un senso logico, eppure nella mia testa è tutto così chiaro.

Sono arrabbiata, vorrei esserlo.
Ma sono solo triste.

carta da zucchero

Io odio Nicholas Sparks! (aka brevissima invettiva sulla banalità del mondo)

IO ODIO NICHOLAS SPARKS!
Ma sa scrivere qualcosa di diverso da scambi epistolari tra due innamorati che non si incontreranno mai/partenze improvvise per l’esercito americano e morte in guerra/malattie mortali che lasciano figli scontrosi e catastrofi naturali che mi uccidono proprio quando avevo trovato finalmente la felicità?
Fare della banalità la propria risorsa più grande è proprio sintomatico degli americani.
L’unico romanzo che si salva è Le pagine della nostra vita, infatti è il primo che ha scritto, caro Nicholas, non sei stato capace di fermarti quando avresti dovuto!
Io nel mentre faccio i danni.

Ho capito che la storia non mi piace.

Questo post non ha virgole (e questa frase l’ho scritta dopo tutto il pezzo).
Ho voglia di cantare e ho in testa I’m on fire di Springsteen dopo averla sentita ad Xfactor questa sera. Sono incappatta nell’xtra factor e ho appurato la presenza di questa Stazzitta e mi sono chiesta chi fosse e mi ci sono trovata a leggerne il blog. Ho pensato che lo stream of consciousness è tornato di moda con l’invasione di blogger sognanti che fanno della propria confusione la loro più grande risorsa, tento di fare lo stesso e mi maledico perchè è sempre in queste ore improbabili che mi lascio trasportare completamente dal flusso migratorio.
Oggi ho finalmente capito che la storia non mi piace, che i libri di storia non mi piacciono, loro e le loro sequenza di eventi indecifrabili, frutto di decisioni scontate, come se dietro alla prima guerra mondiale ci fosse davvero solo l’attentato di Sarajevo. Ho capito la differenza tra comunismo e socialismo. Ho capito che si parla sempre troppo dei vincitori e mai abbastanza dei vinti e ho capito che la strage dei Khmer Rossi non è mai presa abbastanza in considerazione. E ho capito che la storia non serve davvero a niente, perchè quando all’uomo viene concesso del potere non c’è verso di mantenerlo saldo e sano, solo sfocio verso il fanatismo, quindi cosa ci impipponiamo con gli eventi storici se non impariamo mai?
Ho visto Stazzitta e mi sono detta che anche io potrei sfondare, non so tipo: le porte i muri, le palle o gli schermi con quello che penso o magari mai nessuno, come è stato fino adesso su questo punto, me se filerà mai de pezza. Penso che dovrei arrabbiarmi ma poi non ce la faccio, penso di avere qualche mania di persecuzione e penso che pensavo di sapere che cosa pensavano gli altri di me, ma ancora adesso non ci ho capito un cazzo e penso che nemmeno io so cosa penso di me stessa o forse ce l’ho chiarissimo.
È tutto un gran casino e io voglio cantare, ma è l’una di notte e qui dormono tutti.
Che palle non poter fate quello che si vuole fare.

La fermata (aka l’occasione che ti passa davanti e non si ferma)

Aspettarti è come aspettare il messaggio del buongiorno dal fidanzato che non hai.
Aspettarti è come quando arriva l’occasione della vita e, inspiegabilmente, la perdi nel modo più imbecille possibile.
Aspettarti è come quando non dormi una notte intera perché sei troppo impegnato a pensare.
Aspettarti è come avere le farfalle nello stomaco.
Aspettarti è comq quando vuoi dare una mano a qualcuno, ma hai puoi farlo.
Aspettarti è come quando vorresti spiegare le tue ragione ma non ti è concesso.
Aspettarti è come quando il ragazzo che ti piace tanto si avvicina per darti un bacio e tu stai pezzando esageratamente.
Aspettarti è come quando parti in anticipo da casa ma sai già che non riuscirai ad arrivare in orario.
Aspettarti è come quando hai la sensazione di non essere mai nel posto giusto al momento giusto.
Aspettarti 77 è come vederti arrivare, guardarti intensamente e non essere degnata nemmeno di uno sguardo e vederti passare senza ritegno.

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Ci sono prigioni… (cit. Claude Buffet)

Ci sono prigioni, che
hanno le sbarre: solide
sbarre che si vedono e si
possono segare.
Ci sono prigioni, che
hanno le sbarre
invisibili, che non
possono essere afferrate
e scosse con rabbia;
mentre sorridendo vi
dicono: “Ma siete liberi!
La porta è aperta …
aperta! Potete uscire!
Claude Buffet

Data Analysis (aka Unexpected Results)

Analizzare il problema, porsi delle domande e trovare almeno una risposta ai dieci quesiti esistenziali che ti sei fatta.
Le conclusioni vivissime sono state, indubbiamente sulla scia della self-consciousness, che le conseguenze delle proprie azioni si pagano tutte sulla propria pelle, brutte o belle che siano, e che se anche non sono state frutto di una tua decisione, che se anche qualcuno ha ritenuto necessario, giusto, doveroso prendere quella decisione al posto tuo, a volte succede che ti trovi costretta a pagare sulla tua pelle anche quello che non hai fatto.
E forse la soluzione più plausibile o l’unica (drastica) è accettare, per quanto faccia male, nella speranza (perché è davvero l’ultima a morire, o meglio non muore mai), che un giorno, anche lontano, avrai la possibilità di poter spiegarti.

P.s. Diciamo che le risposte istintive alle suddete domande sono certamente più divertenti, più spaccone e degne di una leonessa, decisamente troppo convinta di se stessa, ma facciamo finta di no!

Naufrago (aka una metafora di vita – Racconti di sogni)

Il naufragio, tutti salvi!
Un’onda anomala ha rotto il vetro della casa in cui finalmente avevi deciso di entrare per ripararti, la porta si è spalancata e l’acqua è entrata impetuosamente nella stanza insieme a quella scheggia di vetro, è arrivata dritta al tuo ventre, vicino all’ombelico, ho visto che ti accasciavi a terra e ho visto sulla tua camicia scura, un alone impercettibile che si espandeva; ma tu sei l’uomo più forte che io conosca e non curante del dolore ti sei rialzato per andare a vedere cosa stava succedendo alla due navi sulla riva. Un’altra onda, a quel punto ho gridato: “Basta! Devi stare dentro, abbassa la testa e salvati!”, e incredibilmente mi hai ascoltato, sei entrato e all’ennesima ondata, ti sei abbassato, vicino al tavolo.
Ho cercato tra le cianfrusaglie, qualcosa che ti aiutasse con il dolore e con il sangue, per fortuna la ferita era superficiale!
Gli altri ci hanno raggiunto.
Il naufragio, solo un ferito, ma è salvo!

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