digressioni, flussi di coscienza

Cinematografa (aka opinioni opinabili su XMen- Days of future past)

Wolverine è Wolverine.
Ma Eric e Charles con le sembianze di Micheal Fassbender e James McAvoy vincono su tutti i fronti.
James versione fricchettona vince su Logan con la vena in superficie, e poi Wolverine non era stato nemmeno ancora adamantizzato.
Micheal è talmente convincente con il suo visetto che, per un momento, ho creduto davvero che potesse essere Magneto la causa della morte di Kennedy.
Quicksilver (aka un grigissimo Evan Peters) ha preso parte alla scena piú bella di tutto il film, probabilmente. La
scena è stata talmente epica da avermi fatto sentire meno pressante il conato
istintivo di urlare “cazzo, potevate dare un po’ più di importanza a questo mutante” e non voglio pensare alle dipartite di ormoni quando in Avengers 2, il ruolo sarà ricoperto da Aaron Johnson, non so se mi spiego.
Nicholas Hoult, nonostante riesca solo ad immaginarmelo in versione Tony di Skins, mi piace con le vesti da nerdaccio geniale, è cosí tenero!!
Jennifer Lawrence, fa paura (punto). Mystica è il sogno erotico di ogni uomo e donna (me compresa), in blu, giallo e rosso e in qualsivoglia modalità.
Un bel marvel (as usual), qualche mancanza sul piano logico e cronologico, che si dimentica velocemente con la bravura dei protagonisti. Una bella colonna sonora e un bel tuffo nel cuore degli anni ’70, garantiti non solo dalla musica, ma anche dai guardaroba trashissimi.
Approvato. Con un bel 7,5… Degnissimo per un film sui supereroi, è che supereroi.

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diary, digressioni, emozioni, flussi di coscienza

Ci devo riuscire.

Un fiume in piena, uno tsunami, una tromba d’aria, un terremoto, un uragano, un vortice, una tempesta… e crolla. Io crollo.

Un portone, un incessante bussare, estenuante. “Quante volte?”, “Ma…”, “E se…”, “Che cosa hai?”, “Perché?”. Allungo lo sguardo sulla scrivania e vedo un cuore blu, e penso che il blu è una stupida classificazione mentale, e che avrei voluto essere in una cultura dove il blu è rosso. L’arbitrarietà della vita mi disorienta, cambia la prospettiva delle cose, e se io volessi cambiare punto di vista?

Dagli un nome. Classifica quello che senti, penso ad un fiume in piena, uno tsunami, una tromba d’aria, un terremoto, un uragano, un vortice, una tempesta e io crollo. In bilico sul precipizio, guardo giù. Cado. Sento un grido, due. Il cuore e la mente, devono allinearsi, no, devo scontrarsi, essere perpendicolari. Cos’è l’amore? A qualcuno è dato di conoscerlo davvero?

Lotto con la mia mente per distogliere lo sguardo dai tuoi occhi, che non avevo mai guardato così intensamente, ero troppo occupata a preoccuparmi dei suoi. Sofferenza o gioia? Oggi pianto, oggi non ti ho guardato, non ci sono riuscita. Seguo il respiro, apparenza… la testa si è fatta più pesante. Sono arrabbiata, ora ho troppo di cui tener conto, e io? Crollo. Pensavo di aver ottenuto delle risposte e ora non riesco più a chiederne. Non riesco a dare un senso a quello che sento, non trovo le parole giuste, non ne sono capace, sto lottando. Sono arrabbiata con me stessa, sono capace di restare salda, di guardarvi, di sapere, di non dire, di reggervi senza crollare. Io sono in questo disegno o mi ci avete buttato in mezzo come carne da macello? Non ci sono mai voluta stare ma l’amore va oltre l’esperienza limitata dei sensi, sottraendosi a ogni definizione.

Sai che ci sto provando, e se lo avessi messo in dubbio, ti prego non farlo. Un muro, lo abbatto.

Precludersi, è la paura che preclude, la paura di perdersi,di perderti, di perdermi. E’ cambiato qualcosa? Mi sento presa in giro. Esistono le bugie a fin di bene?

“Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità” , 5 sensi + 1. Bastardo. Non ci riesco, ma non voglio ferirti. Vado via. Diventa chiaro perché bisogna nascondere, per non fare male, per non vincolare. Non voglio farlo. Seguo il cuore, segui il cuore, è Lui che comanda.

“Molta osservazione, poco ragionamento conducono alla verità”.

Voglio. Posso. Devo.

cuore.

Precludersi. (“Perdersi, perderti, perdermi” – Le parole che non ti ho detto)

Digressioni
diary, emozioni

“Ci siamo sentiti” (e questo basta!)

“Ci siamo sentiti”
Questa la frase che mi porto nel cuore questa sera.
Una sera ricca di emozioni e conferme.
Perché la certezza di essere se stessi ed essere bene è più grande di ogni paura e di ogni desiderio.
Qualcosa di grande è accaduto questa sera. Io. Tu. Noi. Amore.

 

Family is family, and love is love.

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Minacce velate (aka massimi sistemi del mondo vs sistema universitario)

Il sistema universitario torinese mi fa venire il volta stomaco. 

Chi ne esce indenne, e senza reflussi gastroesofagei, e senza isterie, e senza nevrosi multiple, e senza tic incessanti agli occhi andrebbe premiato con targhette dorate all’ingresso del Campus Einaudi; e chi non ne esce proprio (la media si alza notevolmente!), dovrebbe almeno avere di diritto, un posto di lavoro come -pulisci targhette dorate-, per ricordarsi che il buon vecchio Gianni (Morandi, ndr) aveva ragione quando cantava allegramente “uno su mille ce la fa”, inconsapevole che quella frase avrebbe segnato il destino di milioni di matricole universitarie. 

Ogni giorno vedo la mia laurea sempre più lontana, l’ostacolo sembra diventato insormontabile, e se prima avevo la scusa del “ma io lavoro”, adesso che il lavoro l’ho mollato, mi sono immersa completamente, con le mie stesse gambe in quella pozza color bistro (o marrone merda) che per tutto questo tempo costeggiava il mio piede destro. Ci sono dentro fino al collo, e tendenzialmente attuo la tecnica del “vivi e lascia vivere”, procrastinando malamente il mio disegno di vita, che sta nelle piccole cose, sì, quelle infime e bastarde piccole cose, che vanno sotto il nome di “altre attività”, nel mio piano carriera online. 

Non so se tutto ciò è causa solo del mio ateneo, del mio dipartimento, della mia segreteria studenti (le cui competenze sono sconosciute ai più), del mio corso di studi o della mia propensione a complicare ogni cosa che mi passa sotto mano. Insomma sono l’impiegata numero, anzi il capo (che mi piace di più!) dell’Ufficio complicazioni affari semplici; ma la questione è un’altra, io la colpa non me la prendo (cazzo!); cari impiegati statali o qualunque cosa voi siate, non vorrei trovarmi costretta a piantare picchetto intorno alla zona universitaria, non vorrei trovarmi costretta a scatenare la rabbia da leonessa che mi pulsa nelle vene, perché se seguite l’oroscopo o qualche documentario di Focus, il leone è pigro, apparentemente calmo ma se lo fate incazzare… Non vorrei dovervi seguire fino a casa e bruciarvi la macchina e non vorrei ricorrere ai miei super poteri per annientarvi, e annientare il male che fate al mondo. 

Sto studiando semiotica in questi giorni e capisco che non sono chiare a tutti le definizioni di segno e senso, fatemi chiarire il messaggio, che forse è implicito nella mail che ogni giorno ricevete dalla sottoscritta, alle quali avete la presunzione di non rispondere: sì, sono minacce, la vostra incolumità e quella di chi amate sono a rischio, quindi così a tempo perso vi prego gentilmente di rispondere ai dubbi esistenziali di chi, uscito dal liceo, ha deciso di farsi del male, propendendo per questa dannata strada tortuosa degli studi universitari. 

“State vincendo la battaglia, ma non vincerete la guerra”, ogni tanto le frasi fatte, fanno fatti!

 

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diary, digressioni, emozioni, flussi di coscienza

Disagio d’autore (aka “La vita è un po’ come il jazz… è meglio quando si improvvisa”)

“Io non so parlar d’amore, l’emozione non ha voce, e mi manca un po’ il respiro…”

Sono molesta, senza freni. Si salvi chi vuol e mi fermi chi può!
Dopo aver constatato che secondo un inutile test (inutile, perché prepotentemente non ne accetto il risultato), il mio cervello funziona a logica, strategia e razionalità per il 75%, ho sentito la necessità di sgolarmi celermente una birra perché, a dire il vero, quel 25% di restante chaos, non mi fa dormire la notte.

Mi chiedo tutto ciò da dove abbia origine. Quanto c’entra con la produzione di estrogeni e progesteroni e il brutale sfaldamento dell’endometrio (non spaventatevi) che mensilmente turba l’equilibrio psico-fisico della categoria donna? Nel più probabile dei casi, la risposta di un maschio medio sarebbe un “SÌ”, prepotente e altezzoso, seguito da una ripetizione del “SÌ”, questa volta esasperato, secondo la logica dello sfinimento, più “è quel tuo maledettissimo ciclo mestruale che provoca il tuo inutile disagio mentale, fisico e sociale” e un “te l’avevo detto” inopportunamente aggiunto. Ma per fortuna o meno (dipende dai punti di vista!) non ho al mio fianco un maschio medio che mi spiattella questo genere di cose. E no, non è il ciclo mestruale, non è la primavera e non sono gli ormoni, è la mia anima che parla!

Ieri ho riletto alcuni post, la questione blog ha preso una piega completamente diversa dai presupposti iniziali, questo a dimostrazione che la mia mente non è logica e razionale e il vettore T (tempo) è un bastardo inesorabile. Cazzo, la mia vita sta cambiando, ma io dove sono? Sono a metà tra scetticismo e fede, troppo poco empirismo e troppa filosofia, ma mi viene da dire, non è poi tutta la stessa roba?

Perché non riesco a fare un discorso che abbia un unico topic? Sto cominciando a capire quale fosse il problema al liceo dei miei temi e perché quei “6” tirati, sembravano la cosa più bella del mondo. Alla fine Joyce e Svevo sono anche stati sufficientemente letti a seguire il loro stream of consciousness, posso stare serena, quando sarà il momento di scrivere la tesi di laurea comincerò a preoccuparmi!

Ella Fitzgerald accompagna il mio fiume sulle note di “Cry me a river” e sono magicamente catapultata a Bourbon Street, sono jazz e Gershwin diceva “la vita è un po’ come il jazz… è meglio quando si improvvisa”, il ritmo è scandito, sincopato e il piede come il corpo non può fare a meno di seguirlo, è la mia anima che ascolta!

Starei ore e ore e ancora ore a scrivere di sconnessioni, perché spero di trovarne la fine. Ma la punteggiatura non mi appartiene, non metto fine alle cose, sono loro che mi (s)finiscono. Le conclusioni ad effetto non mi sono mai riuscite e di perle di saggezza ne tiro fuori poche.

 

 

 

 

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Amare o amore, c’è differenza? (aka cadenza di inganno e fiato sospeso)

Sabato, ero felice per te, mi sono emozionata quando ti ho vista ma rimango con i piedi per terra, perché ne hai bisogno. A volte mi faccio prendere dall’entusiasmo quanto te, ma devo rimanere salda, non voglio deluderti. 
Eri luminosa, brillante e sorridente, sono poche le volte in cui ti ho vista così e mi piace. 
E tu, sei sfuggente, sei l’inquietudine che ti lascia un crescendo, un fiato sospeso, una cadenza di inganno, mi vengono in mente Gershwin o Ennio Morricone, interminabili, profondi, certi nell’incertezza, ho cercato le tue parole, ho cercato i tuoi occhi dentro i suoi, e con tutto il cuore ho sperato che parlassero la stessa lingua, che vi guardaste e capiste. 
Sento il battito del vostro cuore, del suo cuore e anche il mio sobbalza, condividere è amare o amore, c’è differenza? 
“Si puó fare”. Sento, non esterno, ma sento che è grande, è un flusso, quel
flusso di cui mi parli tanto, quella stretta alla stomaco, quei sospiri. 
“Questa volta”. Ti vedo strana, determinata e forte, e se fosse la famigerata volta? Un po’ di meriti me li prendo, sono orgogliosa. 
“Sei pronta”, sei energia vitale, sei una carica che trascina e non posso averlo notato solo io. 
“Viva” e se qualcosa ti rende così, devi lottare.

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Sto in fissa (aka le virgole non mi piacciono e il momento è prepuzio)

Il momento è propizio o prepuzio (come sono scurrile!)
Insomma, è un periodo buono o è un periodo del cazzo? Vengo bannata se scrivo parolacce?
Sto facendo troppe “domande-senza-risposta”, sono sfiancata dai miei processi mentali a macchinetta.
Sarebbe interessante individuare il meccanismo a causa del quale il mio cervelletto necessita di catarsi sempre a queste ore della notte.
Ma poi di cosa sto parlando? L’aria fritta incombe su di me e mi insudicia i capelli. Focus, mi rimembra
le gesta di Ho Chi Minh e i ricordi delle lezioni di storia al liceo prendono il sopravvento. Quanto ho amato la storia l’ultimo anno.
Oggi è Pasqua, qualcuno dice “che sfiga che quest’anno Pasqua è caduta di domenica” e il picco di acidità sale a livelli esorbitanti, insieme alla massima sfiducia nel genere umano.
Sto in fissa, flusso di coscienza incredibile, Jack Kerouac, sulla strada.
Sono sulla strada, cammino incessantemente, non respiro, ho il sorriso ebete, ho una cotta in corso.
La testa è fra le nuvole, oggi ho ingurgitato un pezzo di fermaglio per i capelli, perché ero impegnata ad imparanoiarmi e scervellarmi su questioni amorose, ma perché dovrei mai perdere del tempo prezioso a pensare all’amore?
Ho dei problemi seri. Qualcuno mi desti da questo sogno e mi faccia vedere la luce alla fine del tunnel. Le virgole non mi piacciono.
Sono sconnessa ma sono luminosa a detta altrui, i miei occhi sono lucidi e luminosi. Ho gli occhi a cuore e per il momento mi accontento.

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