Citazione

Ci sono prigioni… (cit. Claude Buffet)

Ci sono prigioni, che
hanno le sbarre: solide
sbarre che si vedono e si
possono segare.
Ci sono prigioni, che
hanno le sbarre
invisibili, che non
possono essere afferrate
e scosse con rabbia;
mentre sorridendo vi
dicono: “Ma siete liberi!
La porta è aperta …
aperta! Potete uscire!
Claude Buffet

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diary, digressioni

Data Analysis (aka Unexpected Results)

Analizzare il problema, porsi delle domande e trovare almeno una risposta ai dieci quesiti esistenziali che ti sei fatta.
Le conclusioni vivissime sono state, indubbiamente sulla scia della self-consciousness, che le conseguenze delle proprie azioni si pagano tutte sulla propria pelle, brutte o belle che siano, e che se anche non sono state frutto di una tua decisione, che se anche qualcuno ha ritenuto necessario, giusto, doveroso prendere quella decisione al posto tuo, a volte succede che ti trovi costretta a pagare sulla tua pelle anche quello che non hai fatto.
E forse la soluzione più plausibile o l’unica (drastica) è accettare, per quanto faccia male, nella speranza (perché è davvero l’ultima a morire, o meglio non muore mai), che un giorno, anche lontano, avrai la possibilità di poter spiegarti.

P.s. Diciamo che le risposte istintive alle suddete domande sono certamente più divertenti, più spaccone e degne di una leonessa, decisamente troppo convinta di se stessa, ma facciamo finta di no!

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diary, digressioni, emozioni, flussi di coscienza

Naufrago (aka una metafora di vita – Racconti di sogni)

Il naufragio, tutti salvi!
Un’onda anomala ha rotto il vetro della casa in cui finalmente avevi deciso di entrare per ripararti, la porta si è spalancata e l’acqua è entrata impetuosamente nella stanza insieme a quella scheggia di vetro, è arrivata dritta al tuo ventre, vicino all’ombelico, ho visto che ti accasciavi a terra e ho visto sulla tua camicia scura, un alone impercettibile che si espandeva; ma tu sei l’uomo più forte che io conosca e non curante del dolore ti sei rialzato per andare a vedere cosa stava succedendo alla due navi sulla riva. Un’altra onda, a quel punto ho gridato: “Basta! Devi stare dentro, abbassa la testa e salvati!”, e incredibilmente mi hai ascoltato, sei entrato e all’ennesima ondata, ti sei abbassato, vicino al tavolo.
Ho cercato tra le cianfrusaglie, qualcosa che ti aiutasse con il dolore e con il sangue, per fortuna la ferita era superficiale!
Gli altri ci hanno raggiunto.
Il naufragio, solo un ferito, ma è salvo!

Presagio? Questi sogni mi ammazzano…

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diary, digressioni, epistola

Grazie perché… (aka lettera alla mia miglior nemica)

Cara *,

Grazie, mi sento in dovere di ringraziarti per quello che hai fatto in questi mesi, ma più di tutto per quello che hai fatto questa settimana.

Grazie perché mi hai aperto gli occhi su una questione importantissima, vitale direi.

Grazie per esserti impadronita della mia libertà, nella condizione in cui sei capisco che hai bisogno di respirare tutta l’aria che ti è stata tolta, è per forza di cose, ti aggrappi a quelli che respirano a pieni polmoni.

Grazie per esserti impadronita della mia e della sua libertà di poter decidere cosa fare delle nostre vite e del nostro legame, che nonostante tutto quello che è stato detto, che nonostante tutta la merda che c’è, ancora ho intenzione di mantenere stretto, ingenuamente o stupidamente potrebbe dire qualcuno, ma io so bene che non è ostinazione, non è ingenuità, non è sentimento, non è follia, è la certezza che il buono c’è, è solo stato soppiantato gelidamente dal piano del mondo.

Grazie per averlo fatto, perché mi hai dato la forza per combattere con più audacia per quelli a cui voglio bene e non solo, perché sentirò il bisogno di aiutare anche te.

Grazie perché hai accresciuto la consapevolezza che ho di me stessa e degli altri e di Dio, e che tutto questo è Bene.

Grazie per avermi giudicato senza sapere, senza esserti chiesta quali sono le motivazioni (e ci sono!) che mi hanno spinta ad agire in questo modo e senza provare a confrontarti, perché ti è stato insegnato questo, no? “Nessuno, se non noi, ha la Verità”; un po’ è stato insegnato anche a me lo stesso: questo scritto lo testimonia in qualche passaggio e per fortuna mi sono stati dati anche gli strumenti per filtrarlo.

Grazie per aver preso delle decisioni al mio posto e per aver ritenuto giusto affidare anche le mie azioni, forse nella vita bisogna essere anche un po’ impertinenti.

Grazie perché è più dalle differenze che non dalle somiglianze che delineiamo con sicurezza la nostra identità di individui e creature.

Grazie perché mi hai insegnato quindi, inconsciamente, tutto quello che non vorrei mai essere nella vita.

Grazie perché hai accresciuto in me la Fede e la fiducia in Dio, amorevole e misericordioso.

E questo passaggio è necessario, anche se nella mia testa e nel mio cuore, ho cercato con tutte le forze di evitarlo, ma il caso (e noi sappiamo che il caso non esiste) è tornato a presentare il conto. Il silenzio è doloroso, è mortificante, è estenuante, è raccapricciante, è agghiacciante, è disarmante. La menzogna lo è altrettanto.

Ma questa situazione lo è ancora di più e bisogna chiuderla.

Con speranza, Khushi.

 

 

 

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Citazione

Umberto Galimberti “Il poliamore è davvero una scelta di libertà?” (@ D-La Repubblica)

Quando Jacques Attali parla di “poliamore”, come lui lo chiama, dice una cosa che c’è sempre stata. La differenza consiste nel fatto che la cultura di un tempo lo secretava e al limite lo censurava, mentre la cultura di oggi lo giustifica e addirittura lo teorizza.
Questo è avvenuto perché ci siamo evoluti? Perché siamo meno ipocriti?
No, avviene perché in un mondo divenuto instabile, precario, incerto e dal futuro imprevedibile, diventa difficile contrarre legami affettivi a lungo termine. Di qui il disimpegno emotivo e insieme il bisogno spasmodico di godere di tutto ció che offre il presente, soprattutto in una cultura come la nostra che, per il bene dell’economia, non passa giorno che non ci inviti al consumo delle cose e, perché no, anche dei piaceri, promuovendo così un’etica dell’edonismo, che non è il piacere a lungo termine come insegnava Epicuro, ma il piacere mordi e fuggi che si consuma sul momento. Dando a ciascuno la possibilità di scegliere ciò che più gli piace, la cultura del consumo induce a concepire la scelta non più come un atto che ha delle conseguenze, magari anche di rilievo, ma come uno stile di vita, che vale tanto quanto ne vale un altro. E così, liberata dal suo spessore etico, la scelta diventa un puro fatto estetico che, a seconda delle circostanze, si puó assumere o scartare come si fa un abito.
A questo punto anche la libertà cambia significato. Non più la libertà di scegliere un percorso in grado di realizzare la propria personalità, il proprio daimon, come dicevano gli antichi Greci, da cui dipende la felicità, che loro chiamavano eu-daimonia, buona realizzazione del proprio demone, ma una libertà intesa come “revocabilità di tutte le scelte”. Il che consente di tenere aperta la possibiltà di scegliere le persone, gli amici, gli amanti, le mogli, i mariti (esattamente come si fa con le merci, nei confronti delle quali non c’é alcuna fedeltà) come effetto del potere seduttivo della pubblicità che incanta, affascina e fa apparire obsoleto il prodotto che prima avevamo scelto.
Matrimoni aperti, relazioni senza impegno, poliamori non sono espressioni di una cultura che si è evoluta ed emancipata dai divieti della religione o dalle consuetudini collaudate dalla tradizione, ma l’effetto inevitabile di una scoietà regolata sostanzialmente dal mercato e dal consumo, che ci dà l’illusione di una libertà illimitata, a scapito della costruzione di una biografia significativa capace di riconsegnarci un’identità in cui riconoscersi.
In questo disimpegno emotivo mascherato dall’euforia di una libertà che non ha confini, dove il passato non ha peso e il futuro non richiama a un impegno, assistiamo non solo, come tu dici caro Martino, a una perdità di responsabilità, ma anche a una perdita di se stessi che, nel trapassare da una scelta a un’altra senza nessun calcolo delle conseguenze. Ci si ritrova con un io che, alla fine non è minacciato dalla disintegrazione, non può evitare di fare i conti con un senso di vuoto interiore, per attenuare il quale non bastano gli psicofarmaci a cui sempre più spesso si fa ricorso, perché anche gli psicofarmaci appartengono a quel mondo del consumo forzato che io vedo come causa prima di tutta l’insoddisfazione chs deriva da questo nuovo concetto di libertà come revocabilità di tutte le scelte.

Umberto Galimberti @ D- La Repubblica
“Il poliamore è davvero una scelta di libertà?”

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diary, digressioni, emozioni

God is (aka what God is not)

God is not in here,

God is not in there,

God is not pain,

God is not a cross to bear,

God is not lies,

God is not about kickin out the people you love,

God is not about kickin out the person who loves you,

God is not pressure,

God is not compulsion,

God is not suppression,

God is not about memories,

God is not about only feelings,

God is not about “move on or you’re fucked”,

God is not better than human beings,

God is not about élites,

God is not about chosen,

God is not about being resolute,

God is not “You must not drop just NOW”,

God is not “Can we review what I’m gonna say?”,

God is not “you must to…”,

God is not angry,

God is not about being martyr,

God is not about fix errors,

God is not about guilty and fault,

God is not mental restriction,

God is not about coming clean and restart doing craps,

God is not about empowerment,

God is not a test to your strenght,

God is not rush,

God is not about nostalgia,

God is not breakdown,

God is not falling apart,

God is not subjection,

God is not pride,

God is not matter of principle,

God is not fanatic,

God is not misery,

God is not “why don’t you do that?”,

God is not reversal psychology,

God is not about “I’ll defend you, but you must to be with me”,

God is not an unclear situation,

God is not shifty,

God is not evil,

God is not just reason,

God is not positivism,

God is not enlightenment,

God is not ‘ancien régime’,

God is not about hidden things,

God is not ‘cover me’,

God is not “you’re gonna be the perfect bride to a perfect husband”,

God is not betrayal,

God is not “you must be grateful”,

God is not “we’re not doing that for you”,

God is not about being fucking liar bitches,

God is not devil.

 

 

That’s not over yet: GOD IS FREEDOM, GOD IS LOVE and LOVE WINS OVER ALL THESE THINGS!

 

 

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diary, digressioni, emozioni, flussi di coscienza

Mentalmente liberi (aka sogno o son desto?)

Devo scrivere fino allo sfinimento, finché stravolta non poggerò il telefono sul letto e provata da queste elaborazioni mentali, mi addormenterò, provata da un sentimento di rabbia e profonda delusione, che tormenterà anche il mio sonno, penso di aver fatto abbastanza oggi, di aver pensato abbastanza e di avere solo bisogno di una grande dormita, ma proprio sembra impossibile, sembra impossibile cercare di chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dal l’inconscio, in uno di quei sogni che fanno sognare. No, la cruda realtà ti piomba addosso senza chiedere il permesso, nei momenti meno opportuni, ho iniziato a scrivere qualcosa altro, ma le mie emozioni sono troppo forti e prendono posto, vincendo la ragione, la logica. Sono distrutta, è questa la verità, ma distrutta non basta, ma non basteranno nemmeno tutti gli aggettivi possibili che mi vengono in mente, per spiegare la rabbia che ho dentro. Vorrei lasciare tutto e partire, ma i conti tornano sempre a bussarti alla porta, e diventa inevitabile, quanto più necessario affrontarli.
Sono tante le cose che balzano alla testa in queste occasioni, tante le vendette, tante le parole ed è tanta la voglia di non stare con le mani in mano, di non perdere secondi preziosi, che rimandare a domani non è un’opzione, ma che il tuo corpo non ce la fa, sta cedendo, lo senti che cede e una piccola parte di te ne è felice, perché hai bisogno di cedere, hai bisogno di sonno, di riposo, per arrivare domani più convinta, più forte, perché devi essere salda, i crolli non sono permessi, ma questo per davvero in una scelta libera e non in una costrizione mentale o repressione.
Scrivo, scrivo e scrivo, e la mano mi fa male e gli errori di battitura cominciano ad essere decisamente troppi. Mi fermo.

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