diary, digressioni, emozioni, flussi di coscienza

Mentalmente liberi (aka sogno o son desto?)

Devo scrivere fino allo sfinimento, finché stravolta non poggerò il telefono sul letto e provata da queste elaborazioni mentali, mi addormenterò, provata da un sentimento di rabbia e profonda delusione, che tormenterà anche il mio sonno, penso di aver fatto abbastanza oggi, di aver pensato abbastanza e di avere solo bisogno di una grande dormita, ma proprio sembra impossibile, sembra impossibile cercare di chiudere gli occhi e lasciarsi cullare dal l’inconscio, in uno di quei sogni che fanno sognare. No, la cruda realtà ti piomba addosso senza chiedere il permesso, nei momenti meno opportuni, ho iniziato a scrivere qualcosa altro, ma le mie emozioni sono troppo forti e prendono posto, vincendo la ragione, la logica. Sono distrutta, è questa la verità, ma distrutta non basta, ma non basteranno nemmeno tutti gli aggettivi possibili che mi vengono in mente, per spiegare la rabbia che ho dentro. Vorrei lasciare tutto e partire, ma i conti tornano sempre a bussarti alla porta, e diventa inevitabile, quanto più necessario affrontarli.
Sono tante le cose che balzano alla testa in queste occasioni, tante le vendette, tante le parole ed è tanta la voglia di non stare con le mani in mano, di non perdere secondi preziosi, che rimandare a domani non è un’opzione, ma che il tuo corpo non ce la fa, sta cedendo, lo senti che cede e una piccola parte di te ne è felice, perché hai bisogno di cedere, hai bisogno di sonno, di riposo, per arrivare domani più convinta, più forte, perché devi essere salda, i crolli non sono permessi, ma questo per davvero in una scelta libera e non in una costrizione mentale o repressione.
Scrivo, scrivo e scrivo, e la mano mi fa male e gli errori di battitura cominciano ad essere decisamente troppi. Mi fermo.

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Diario di una conista in life training aka TI STAI FORSE PRENDENDO GIOCO DI ME?

“Ciao” “Ciao” “Ciao”

“Ciao”

“Possiamo lasciarti un curriculum?”

Non sapevo si organizzassero pullman per andare in massa a consegnare curricula vitae in giro per negozi di centri commerciali e centri città. Oggi, mentre lavoravo, ho avuto il piacere di fare la conoscenza di almeno sei persone (in un lasso temporale di 4 ore) che, dopo una colazione a base di pane e sorrisi (la mia stamattina era a base di acidità, tanta), lanciavano curricula come coriandoli a carnevale. Qui non siamo a Rio, chiaro?

In effetti, dopo aver amabilmente fancazzato una intera estate era ora che ti cercassi un lavoro per pagarti le prossime vacanze.

“Ragazzi, però la stagione è finita. State venendo tutti adesso, portatelo a marzo il curriculum!”

“E ma io sono appena tornato dall’Australia!!!”

Illuminami, qual è stato il pensiero brillante che ha attraversato la tua testolina mentre dicevi questa frase? Perché, personalmente non ho visto lo scintillio geniale nei tuoi occhi e nemmeno una lampadina accessa nella nuvoletta che ti spuntava lateralmente, sulla sinistra (la sinistra è stata scelta a caso, mente diabolica!).
Here is the thing: diremmo noi poliglotti, tanto l’inglese ti è noto, dopo esserti pavoneggiato con qualche surfista bionda australiana, di quanto ami il tuo “inesistente” lavoro italiano e di quanto ami l’Italia in generale, e vogliamo parlare di quanto tu l’abbia pregata di venire a casa tua, quando ne avrai una e quando la tua camera non confinerà più con quella di mamma e papà? Tu e la tua ingenuità sfacciata hanno fatto salire (o scendere) il mio ph interno a livello di acidità massima. Ho il bruciore di stomaco.
Bravò, bravò… Avrebbe detto un francese, battendo le mani a tempo (e diciamolo pure alla francese, perché la questione richiede una sottile vena umoristica, cosa che riconosciamo ad un francese, tanto quanto ad un inglese, eccome!)

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Diario di una conista in life training- L’inizio

 

L’inizio.

E’ siamo già all’ennesima volta che cancello quanto scritto… Non so come iniziare… Va be, sentite… io ve la butto lì, fatene cosa volete.

Sono Khushi e lavoro in una famosa gelateria di una altrettanto famosa città, le chiamerò gelateria e città finché non mi verranno in mente due nome fittizzi sufficientemente adeguati al livello di demenza che troverete in questi post. 

Non c’è un senso, non c’è uno scopo, un fine, una utilità in ciò…

Questo è solo il frutto di menti sopraffine (e mi ci butto decisamente in mezzo) che esasperate ed esaurite (più dei gusti del gelato) ogni giorno inneggiano alla Santa Pazienza per aver donato loro la forza di affrontare la giornata in balia di Gente che parla il gentese, dal voc. Treccani: “linguaggio parlato dalla gente di facile comprensione” (non prendetevela con me!) che in ogni sua manifestazione ed espressione di linguaggio e giudizio suscita nelle nostre menti superiori la solita domanda da un milione di euro: MAPPERCHE’?! 

Prossimamente: best ice-cream addicted, best daily ice-cream costumer e 101 battute sconce a tema Gelato. 

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