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Guardarti! (aka Quella chiarezza che mi manca)

Questa mattina mi sono svegliata e mi sei venuto in mente, ho cominciato a cercarti, dentro di me, nei pensieri, cercando di ricordarmi dove ti avevo visto l’ultima volta, ma proprio non mi veniva in mente; ti ho cercato un po’ alla rinfusa, ero mezza addormentata e il lavoro mi aspettava, quasi un’ora di macchina, dovevo scappare, allora sono uscita di casa in fretta, con il pensiero fisso su di te e ti ho pensato tanto tra un cono e l’altro, dove ti ho visto l’ultima volta? Perché non ti ho trovato?
Poi mi sei passato di mente per qualche ora, ma appena tornata a casa, eccoti! No, magari… Eccoti di nuovo nella mia testa! Così ho ricominciato a cercarti, dove ti avevo visto l’ultima volta? Trovavo pezzi di te, pezzi che mi ricordavano te e cerca e cerca e cerca… Eccoti! Stavolta eri vero, mi sembravi strano rispetto all’ultima volta… C’era qualcosa di diverso! Ho cominciato a guardarti e, a guardarti, mi venivano in mente gli ostacoli del cuore, quelle piccole difficoltà che quotidianamente la vita ci mette di fronte e, in me, non c’era la voglia di lottare per te in quel momento e anche adesso, avrei voluto, vorrei, ma non trovavo e non trovo le forze per farlo; così mi sono messa a fissarti e mi sono bloccata.
Tu mi blocchi, perché non ti capisco, non riesco a categorizzarti, non riesco a capire che posto occupi nella mia vita, vorrei sbolognarti con noncuranza, ma so che la strada non è così facile, non posso farlo purtroppo, quindi continuo a fissarti, ma tu non mi guardi nello stesso modo, sei impassibile… siamo le mie emozioni ed io, non c’è reciprocità.
Guardarti, quaderno di swahili, mi fa proprio venire in mente che mi manca così tanto un po’ di chiarezza nella mia vita!

Ti va ancora di uscire con me? (aka nonostante ciò, nonostante tutto)

“Dovresti aspettare lui!”
“Aspettare lui significa passare al prossimo mezz’uomo della mia lista immaginaria e chiuderla definitivamente senza averla nemmeno cominciata. Sì, si può aspettare!”
Iniziava così una conversazione su whatsapp con la mia amica del cuore quando, in preda alla disperazione di un’ora e mezza di sbobinatura di lezione di letteratura contemporanea, mi martellava nel cervello, oltre alla lezione di letteratura italiana che mi ha malamente spoilerato tutta la storia del romanzo che ho iniziato ieri, ma che sopratutto ho pagato 14 euri in libreria, anche il pensiero fisso di questo uomo con cui in teoria dovrei uscire (parola sua, parola di lupetto!). Quindi insieme agli scomodi pensieri e sogni e viaggi mentali ed extratemporali che quotidianamente attraversano le mie sinapsi cerebrali, oggi mi inquietava anche quello strano senso di angoscia del “cosa cazzo gli scrivo?”, perché quando sei sempre tu a scrivere per prima diventa difficile, a na certa, inventarsi locuzioni originali e neologismi per chiedere ad un uomo di uscire.
La sintassi comincia già ad avere buchi strutturali, proprio come questa storia, proprio come la storia della mia vita. Da esterna la domanda mi sorgerebbe spontanea a leggere queste poche righe “Ma che cazzo ti ostini?”, ma da una prospettiva interna alla storia, un senso del mio essere ostinata a questo mondo c’è…. è la versione estremizzata dell’aggettivo qualificativo “speranzosa”, sono un po’ estremista nella mia vita, un po’ tanto, esageratamente, indi per cui la via di mezzo del Buddha difficilmente concilia con la mia patologia mentale, ma l’importante è la consapevolezza, no?
Fatto sta che adesso ci ho pensato qualche minuto in più e quello che mi viene in mente è più o meno questa proposta di messaggio: “Ciao Mister X, come stai? Se ti ricordi mi avevi detto che era molto fattibile vederci questa settimana, quindi dato che ho pensato a dei modi carini e coccolosi e originali di chiederti per l’ennesima volta -ehi, riusciamo a vederci?- ho deciso, invece, di scriverti tutto quello che mi è venuto in mente, proprio mentre cercavo un modo per farti questa proposta. Devo dire che questa cosa mi intriga perché susciti in me la voglia di scrivere, questa è una buona cosa quindi per passaggio logico forse tu sei una cosa buona… e nonostante ciò, nonostante tutto, nonostante sembri una malata mentale (un po’ lo sono, ma un po’ tutti lo siamo) ti va ancora di uscire con me?” + emoji a caso e del cactus di whatsapp. 
Che dite gli mando il link a questo post?

Beato te pellegrino… (aka storie di city bike sullo sterrato)

Beato te pellegrino, se il cammino ti apre gli occhi a ciò che è invisibile agli occhi.
Beato te pellegrino, se ciò che ti preoccupa non è arrivare,ma arrivare insieme.
Beato te pellegrino, se il tuo zaino si svuota di cose e il tuo cuore si riempie di pace.
Beato te pellegrino, se nella quiete del cammino ritrovi te stesso e ascolti la voce del tuo cuore
Beato te pellegrino, se nel cammino ti ricordi che altri l’hanno percorso prima di te.
Beato te pellegrino, se ti rendi conto che il vero cammino comincia quando finisce la strada.
Beato te pellegrino, se scopri che un passo indietro per aiutare qualcuno vale più di cento passi avanti nell’indifferenza.
Beato te pellegrino, se nel tuo cammino cerchi Colui che è Via, Verità e Vita.
Beato te pellegrino, se il cammino ti conduce al silenzio, il silenzio alla preghiera e la preghiera all’incontro con il Padre.
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Seduta dall’estetista (aka come la ceretta diventa metafora di vita)

La seduta di bellezza dall’estetista si è trasformata in una seduta psicologica-motivazionale: ne sono uscita più leggera o forse solo con la voglia di versare bicchieri di lacrime; anche se ho le sopracciglia, decisamente, troppo sottili, credo che qualcuno potrebbe non riconoscermi ma questi potrebbero essere fatti scandalosamente personali, e di sputtanamenti, ultimamente, ne ho già fatti uscire a sufficienza;
Dicevo: immagino che Dio abbia voluto parlarmi attraverso la mia estetista, effettivamente l’atmosfera c’era e la relazione con l’estetista è piuttosto intima e personale (if you what I mean), dato che secondo me qualcuno che ti spulcia deve almeno conoscere il mio colore preferito.
La metafora di vita sarebbe che liberarsi dei propri disagi, quindi dei propri peli a quanto pare, diventa il pretesto per fare ordine nella propria vita, fare buoni propositi e porsi obiettivi nuovi, un po’ come il conto alla rovescia la notte di San Silvestro o un po’ come un nuovo taglio di capelli dal parrucchiere, un po’ come quando decidi di tagliarti le unghie dei piedi.
Sono sfacciatamente imbarazzante, lo so; se ieri avevi il blocco dello scrittore, oggi ho decisamente un problema a frenare la lingua.
Gli avverbi di modo sono diventati le mie porzioni di frase preferite, se non ve ne foste accorti, da inserire random chiaramente (appunto!).
Dalla seduta e dalle informazioni raccolte è emerso che il problema di fondo è sempre lo stesso (ma va?): la teoria ce l’abbiamo, ma la pratica?
Ho imparato che bisogna inventarsi una professione, che la creatività è un passaggio doloroso e necessario, fondativo (che è diverso da fondamentale), che la finalità è sul lungo termine e gli obiettivi, quando sarai riuscito a delinearli, cioè dopo mesi di lavori, modifiche e rifacimenti perché assomigliano troppo a delle finalità, sono specifici, ma più importante, raggiungibili. Ditemi che è un problema comune che gli obiettivi vadano sempre a sfociare nei massimi sistemi del mondo, della serie, la pace nel mondo. Eccola, comincio a perdermi, mi sento come i ragazzini delle medie che quando chiedi loro di inventare una storia che abbia un senso logico, sono capaci di scriverti solo una sequenza di eventi e fatti paradosali finché (in un tempo di circa 5 min.) non hanno più sufficiente fantasia per inventarsi qualcos’altro.
Interromperò brutalmente l’articolo in questo modo, perché in realtà come palesemente spicca da questo post, il disagio dei peli non c’è più, ma quello nella mia vita è ancora prepotentemente presente.

PS: per avere il blocco dello scrittore direi che 419 parole sono un buon risultato. Ciao!

Der Widerstand (aka “quando ormai in te non c’è più niente tranne la volontà che ripete -resisti-“)

Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

If – Kipling

“Fuori da un evidente destino”

Per tutte le cose c’è una spiegazione. Sempre. Però non sempre è la più facile da accettare. È la paura che lo vieta, anche quando l’evidenza lo impone. Non ci credo dunque non esiste.

Giorgio Faletti

Ps: chiedo venia per le mie sparizioni trimestrali. Sono in balia degli eventi.