Teorie miste a recensioni (aka perché Leonardo DiCaprio non vince l’oscar)

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Ho visto “The Revenant” e ho elaborato ufficialmente la teoria secondo la quale Leonardo DiCaprio non ha ancora vinto l’oscar e, secondo mie personalissime supposizioni, forse, non lo vincerà neanche quest’anno (ma non ho visto gli altri film in lista per cui non posso metterci la mano sul fuoco).

Il film di Alejandro González Iñárritu non si può dire che non sia un bel film, diretto magistralmente da uno, che avevamo già capito, non fosse proprio l’ultimo arrivato alla “scuola di regia”, ma la trama è un po’ scarsa e, a tratti inverosimile, già il fatto che sia in parte ispirato a una storia vera, in parte a un romanzo la dice lunga a riguardo (che Hugh Glass sopravviva a certe esperienze sembra un po’ paradossale, ma lo prenderemo per vero). La fotografia e la scelta dei toni freddi per le riprese fanno di questo film quasi un documentario, ambientato in luoghi meravigliosi, unito al fatto che io stia leggendo Manituana (Wu Ming), ambientato ai tempi dell’Indipendenza americana, che descrive l’eterna lotta tra 2 culture: indigena e anglofona, mi ha permesso di dare un volto a molti dei suoi personaggi e a molti dei luoghi descritti. L’ambientazione, al quanto “ghiacciata”, mi ha fatto avere freddo, non solo durante tutta la visione del film in sala, ma anche tornata a casa, tanto che avrei voluto proprio una bella pelliccia di orso o una carcassa di animale per infilarmici dentro, questa sorta di empatia trasmessa alla perfezione rende Leonardo Di Caprio e il suo regista ancora più bravi.

Ulteriore nota sulla transmedialità tra Manituana e The Revenant: innanzitutto consiglio questo libro di Wu Ming, dopo aver visto questo film, ho capito l’intento degli autori e ho preso talmente alla lettera la questione della transmedialità che questo film mi ha aiutato tantissimo a capire in modo più profondo il romanzo. Due culture che cercano di convivere, ma che non potranno mai riuscirci perché hanno due Weltanschauung e sistemi di riferimento completamente diversi, Glass rappresenta il tentativo di ibridazione con l’altra cultura e in qualche modo (senza spoilerare troppo) si capisce che riesce in parte nel suo intento. Il mondo indigeno viaggia sull’itineriario dell’immaginario e del sogno, rappresentato nel libro da Molly Brandt, in qualche occasione anche da Philip LaCroix, e nel film dalla relazione tra Glass e “sua moglie”; la realtà percepita dagli indiani è fatta anche dai sogni e i sogni prendono la stessa consistenza del mondo, tanto che la volontà dei protagonisti ad agire si muove grazie a queste “visioni”.

“Una tempesta non può niente quando un albero ha radici profonde” (tratto dal film The Revenant)

“Dopo qualche tempo, Donna del Cielo partorì due gemelli. Gemello Destro creò tutte le cose buone sulla terra, fece crescere il mais, i frutti e il tabacco. Gemello Sinistro creò le erbacce, i vermi e gli scarafaggi e tutte le creature che fanno male agli animali e agli uccelli. Per tutto il tempo la Tartaruga Gigante continuò a crescere e così il mondo divenne sempre più grande. A volte la Tartaruga si muoveva e provocava il terremoto.
Dopo che furono passati molti anni, Gemello Destro decise di creare gli uomini e poiché voleva che superassero in bellezza, forza e coraggio tutte le creature, estrasse sei coppie dalle fondamenta dell’isola, dove fino ad allora avevano vissuto come talpe.” (Tratto da manituana.comLa caduta di Donna dal cielo, 7 febbraio 2007).

Comunque la mia teoria paradossale dice che Leonardo DiCaprio è talmente bravo a fare tutto che è come se non spiccasse mai tanto in un ruolo da riuscire a vincere l’oscar. Quindi boh, Leo stai tranquillo perché sei a un altro livello proprio… Inaccessibile ai più. Inoltre, volevo fare una piccola nota su Tom Hardy: diciamo che il presente qui sotto (vd. foto in allegato) non mi aveva mai colpito più di tanto (forse a causa della voce robotica di Bane e di Filippo Timi ne “Il cavaliere oscuro- il ritorno), bravo sì, affascinante a tratti, ma niente di più, invece, nonostante io l’abbia riconosciuto dopo mezz’ora di film solo grazie ai suoi occhi (ritorniamo probabilmente a Bane, che cosa poetica), la sua interpretazione in questo film, mi ha mandato completamente in shock, tanto che penso potrebbe proprio prendersela questa statuetta d’oro e tanto che, sarò evidentemente costretta a guardarmi tutti i suoi film (non vedo altra soluzione). L’ho amato, insomma.

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Conflitti di vita (aka Motivi buoni per perdersi nei meandri del mio cervello)

Oggi in ufficio mi sono trovata a dover pensare a una formazione a tema: “I conflitti della vita”, chissà perché quando ci ho pensato mi è venuta in mente un’orda di adolescenti e i conflitti che li affliggono, sempre per il fatto che sono in piena fase adolescenziale, anche se non anagraficamente. Comunque come al solito e come anche adesso, mentre scrivevo mi sono persa nei meandri bui del mio cervello e ho cominciato a scrivere roba sull’argomento, come se mi fosse stata commissionata la chiusa della festa di fine anno del liceo, quando finisce la scuola e basta, e sono finiti un bel pacchetto dei tuoi anni. Mi immaginavo su un pulpito in stile predicatore americano, con la luce puntata solo su di me, come se avessi abbastanza forza, da riuscire a trattenere le lacrime mentre animatamente recitavo il mio discorso di fronte a una platea attenta di tamarretti.

  

Il documento su word iniziava così: “Cosa devo combattere…”, poi continuava con una sorta di elenco puntato sui conflitti della vita racchiuse in maxicategorie:

  • famiglia
  • scuola
  • pigrizia
  • superficialità
  • mancanza di prospettive
  • autostima
  • confronto con gli altri
  • responsabilità crescenti
  • Conflitto con se stessi

senza specificare cosa ho scritto di fianco ad ogni categoria, ci ho scritto su: 

  

“Tutto va a rotoli, il paese va a rotoli,  non ho voglia di studiare, voglio andare a lavorare, ma non c’è nessun lavoro, quindi non mi impegno più di tanto, ho paura del futuro, non riesco a pensarci, non ci voglio pensare perché quando ci penso vedo solo un buco nero, questa paura mi blocca e non mi aiuta a svegliarmi per costruire qualcosa di positivo per la mia vita. Non riesco a immaginarmi, sono sempre stata da sola e quindi pensarmi con qualcuno è qualcosa che non riesco proprio a fare, quando sono riuscita a vedere qualcosa nel “buco nero”, ci ho sempre visto me, da sola. Ho sempre pensato che avrei passato la maggior parte della mia vita da sola. Dopo tutta quella solitudine, ho cominciato a vedere intorno a me un sacco di figure, a volte ne vedevo solo i lineamenti del corpo, senza riuscire a distinguere chi fossero, a volte le loro voci mi sembravano un brusio fastidioso e quello che cercavano di dirmi non era mai abbastanza chiaro e se lo era, era sempre molto inutile, a mio avviso. Nel frattempo, avevo smesso di sognare, un giorno stavo parlando con mia mamma e mi sono resa conto di aver smesso di sognare, la realtà mi aveva brutalmente scaraventato la verità che avevo sotto gli occhi e le prospettive su un futuro, di qualsiasi genere, scarseggiavano notevolmente. Comunque ragazzi, combattiamo costantemente con noi stessi, combattiamo tra quello che siamo, quello che vorremmo essere e quello che gli altri pensano che siamo, a livello fisico e caratteriale, e questo è un vortice che ci sbatte da una parte all’altra senza possibilità di uscirne vivo in sostanza. La questione è che dovremmo amarci un po’ di più e basta, noi, non gli altri, solo così potremmo trovare l’equilibrio, volerci un po’ più bene e accettarci, che non vuol dire rassegnarsi all’evidenza, ma essere consapevoli di noi stessi, potenzialità e limiti compresi intendo eh! Anzi forse è più necessario conoscere i propri limiti e lavorarci su… non siamo infallibili, immortali, eterni… e proprio per questo siamo speciali e perfetti così, così tanto. Combattere credo voglia dire impegnarsi, con tutte le proprie forze, per superare e sconfiggere quelle situazioni e sensazioni che ci bloccano, che non ci fanno andare avanti nella vita e ci impediscono di prenderla in mano. Combattere serve per crescere, una volta (fosse stata solo una) mi sono trovata in questa situazione di conflitto con il mondo, ma più di tutto con me stessa, e andavo sbraitando come una matta “sono solo un’umana del cavolo” (diciamo che i termini erano un po’ più coloriti) e un Sacerdote sentendomi mi ha risposto: “Benvenuta nel club” e allora lo dico io a voi: “Benvenuti nel club”, sì, perché i conflitti ci sono e ci saranno sempre, non siete privilegiati per avere un discorso ad hoc sull’argomento e per sentirvi giustificati, perché voi, sicuramente, ne vivete più degli altri (vi farei fare un giro nel mio cervello!). Il conflitto è una costante, è come la k delle formule matematiche, beh, vediamola in positivo, nonostante il riferimento alla matematica, almeno è una costante, che vuol dire una certezza, che non cambia mai e che ogni volta che applichi la formula del conflitto lo ritrovi lì, sorridente, ad attenderti. Guardate che non succede spesso di avere certezze nel cammino della vita, quindi cavolo, riteniamoci fortunati! I conflitti ci servono per crescere, per metterci di fronte allo specchio e fare un bel discorsetto con la nostra coscienza e dire “daje, damose na mossa”, perché non è sempre “colpa” degli altri. Capita che bisogna proprio sbatterci la faccia per capirlo, quante volte avremmo potuto prevenire qualche bernoccolo? Ma non possiamo evitarli, ci sono e dobbiamo conviverci, ma è proprio qui il bello no? Che piattume sarebbe se davvero stessimo sempre sdraiati sul divano di casa a guardare la timeline di facebook per tutto il pomeriggio, e fidatevi che l’ho fatto parecchie volte, poi, un bel giorno ho deciso di respirare, ho iniziato a sentire l’odore del mondo e delle persone, non sempre gradevolissimo, diciamola tutta, ed è stata tutta un’altra storia, non potevo piú fare a meno della vita, l’istinto di sopravvivenza è troppo grande e quando lo senti, non c’è storia per nessuna lotta, vinta senza neanche troppa fatica.

Quindi tutta questa accresciuta consapevolezza,  d’un botto, in certi casi, mi fa pensare di essermi rassegnata a quello che è, senza essermi angosciata troppo, e in altri invece, di aver capito il potenziale di quello che possono essere le persone, quelle a cui voglio bene e anche quelle a cui voglio un po’ male, e che posso essere io.” 

  

P.S: E poi senza i conflitti che ci arrovellano le cervella, cosa potremmo fare la notte invece di dormire, ma stiamo scherzando? 

  

Wu Ming (aka “nessuno” in cinese, ma tutto per me)

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Ciao, mi chiamo Gaia, in teoria, ma con un quantitativo di soprannomi indefinito e ho una nuova fissa, ma va? Per la serie -GiovincellePassionaliACuiNonèConcessoAltroModoPerSopperireAlBisognoDiAffetto- (intendiamoci!!!) e che si entusiasma con una facilità tale, da fare un baffo alle adolescenti in carriera, che cambiano cantante preferito ad ogni nuova edizione di Amici di Maria De Filippi, oddio, lo faccio anch’io in realtà (bene, fase adolescenziale in piena attività).
La fissa nuova è Wu Ming, cioè “Nessuno” in cinese, ma tutto per me, tanto che mi sono anche comprata un libro per bambini scritto da loro. Cioè, parliamo di gente che scrive in collettivo, ci siamo intesi? Che ritorna con un intento etico, che ha sbattuto in faccia al marketing editoriale la scelta del copyleft, infatti i loro libri sono scaricabili per intero da internet, che scrive romanzi che hanno come personaggi Tolkien, T.E. Lawrence, Graves, C.S Lewis (Stella del Mattino, ndr) e un televisore, che ambienta i suoi romanzi nel ‘500 ai tempi della Riforma e nel 1775 ai tempi dell’Indipendenza, che ribalta l’idea dell’eroe tradizionale, comparanzo Il ciclo delle Tavola Rotonda con Il Signore degli anelli, che ha scritto il New Italian Epic, una sorta di manifesto che spiega il loro stile narrativo… La fissa nasce qualche mese fa ormai, quando ho cominciato ad assaporarne l’arte per l’esame di letteratura italiana all’università, l’ultimo esame che mi manca prima della laurea (sarebbe il colmo se non lo passassi no? Sti cazzi che ansia!!). Senza dilungarmi troppo, amo i loro libri, tendenzialmente più quelli collettivi che quelli singoli, ma Stella Del Mattino (Wu Ming 4, 2008), rileggendone alcuni passaggi, mi sono resa conto di non averlo letto in modo corretto. Insomma, quando passerò l’esame, e solo allora, potrò ringraziare il professore dell’università, del quale conosco solo il tono di voce, augurandomi che questa fissa duri più della stagione di Amici e possa continuare oltre l’esame e oltre la tesi di laurea.
 
Per info più costruttive della mia opinione personale e brutalmente egoistica, visitate il loro sito http://www.wumingfoundation.com/giap

Heathcliff Andrew Ledger (aka My only true love) 

C’è “I segreti di Brokeback Mountain” alla tv e io penso a quanto tempo è che non vedo un film di Heathcliff e penso un po’ alla mia piccola fissa (vd. Foto in allegato) e lo so che sono strana e che mi prenderete per pazza, che vivo molto nel mio mondo parallelo (dovrò pensare a un nome da dargli), ma io quest’uomo l’ho amato per davvero, ogni sua espressione del volto, quella strana piega che prendono le sue guance quando muove la bocca, ogni suo personaggio: Patrick, Harry, Skip, Casanova, Ennis, Danny, Jake, Joker… Non so quante volte ho visto Candy, quante ho visto Le Quattro Piume, quante Il Cavaliere Oscuro… Il 22 gennaio me lo ricordo bene, sembra assurdo, ma era stata mia mamma a informarmi dell’accaduto, avevo visto tutti i telegiornali e, in cuor mio sapevo che era andata diversamente, che non stava tutta lí la verità, i media hanno questa tendenza a preferire l’immediatezza, eliminando completamente i fatti, da quel giorno tante volte l’ho ricordato, non sapevo e non so dove si trovi adesso, ma speravo di alleviare un po’ il suo cammino… Ero talmente in fissa che ai miei 18 anni, mia mamma mi aveva regalato 4 dvd dei suoi film, mi era scesa qualche lacrima e i miei amici mi avevano fatto trovare una serie di piccole foto per indirizzarmi su cosa mi avrebbero regalato, le conservo ancora gelosamente nel mio portafogli da allora, poi l’anno dopo la gigantografia, non è fissa nella cornice quindi ogni volta che la raddrizzo scivola sempre sul lato destro, ormai la tengo cosí… 
Concludo con una citazione trovata su un Best Movie di -nonsoqualeanno-, che contiene i titolo di quasi tutti i suoi film… 
“A te Heath, un patriota che non ha mai meritato le 4 piume, che ha dimostrato con i suoi ruoli di avere due Monster’s Ball cosí! Il tuo è stato un vero Destino di un cavaliere e anche se penso e ci ripenso non riesco proprio a trovare 10 cose che odio di te. Con il dottor Parnassus hai cercato di ingannare il diavolo e anche se la signora con la falce è stata sedotta dal tuo fascino di Casanova e ti ha voluto con sé troppo presto, tu puoi sempre tirare fuori il tuo Joker dalla manica e dire -why so serious?-. A volte mi domando dove sei e mi viene naturale pensare che mi risponderesti -I’m not there- e allora, ovunque tu sia ti auguro pace e, mi piace immaginarti mentre cavalchi in una splendida e sconfinata Brokeback Mountain” 

L’amore qui non passa

Che stupida, che stupida, che stupida…

Mi fa sorridere l’insistenza con cui credo ancora che qualcosa possa succedere, se mi guardassi da fuori riderei di me, di questa stupidità, del modo in cui ogni volta rientro nella stessa storia, come quando ti capita di leggere la stessa frase per dieci volte, perché per tutte e dieci le volte non l’hai capita, come quando infili sempre nella serratura la chiave dalla parte sbagliata, come quando le posate sono sempre state nel secondo cassetto e adesso che le hai spostate apri comunque per primo il secondo cassetto, come quando sai che non è il caso di uscire ed esci lo stesso e la serata va proprio come avevi pensato, come quando è solo nella tua testa, sempre.

 

“L’amore qui non passa…

L’amore qui non passa e non si vede ancora,

l’amore qui non passa mai…

Nell’ombra dei ricordi di chi non ha mai vissuto,

c’è uno che somiglia a te e non l’hai riconosciuto,

nei soldi che contiamo c’è una smania devastante, di rimpicciolire il tempo, di accorciare le distanze…

Dei segni che conservo sulla pelle, sì cicatrice,

se bruci forte ancora non è vero quel che si dice…

Da qui è passato amore e se n’è andato svelto,

ma sei rimasta mia: sei intrappolata dentro!

Negramaro – L’amore qui non passa

 

Anno nuovo, ansia nuova (aka elevazione a potenza dell’ansia) 

A 4 giorni dal principio del nuovo anno, una nuova ansia è già pronta ad attendermi: la dissertazione finale (meglio nota come tesi di laurea).

Quindi, gli obiettivi da raggiungere sono i seguenti: finire il secondo capitolo entro fine settimana e il terzo entro fine mese, considerando che il 2 e il 3 ho l’ultimo esame ed è l’unica e ultima possibilità che ho per passarlo=ANSIA elevata al quadrato; dal 7, ed è già tardi, devo cominciare a ripassare tutti i libri e gli appunti che ho letto in questi mesi, mi mancano ancora 350 pagine circa da leggere, se ne leggo 50 al giorno in, circa una settimana dovrei riuscire a finire il libro… Quindi: passare l’esame e aver finito da una settimana il terzo capitolo, intanto, aver iniziato il quarto, da finire entro la seconda settimana di febbraio, possibilmente intorno al 10 e, le conclusioni entro il 20=ANSIA elevata al cubo, nel mentre, consegnare tutto al relatore che provvederà prontamente a correggere il mio lavoro insieme a quello degli altri 10 laureandi della stessa disciplina entro il 29 febbraio… Quindi: consegnare tutto entro il 4 marzo e nel frattempo, tener conto di: dover lavorare, fare formazione, i viaggi di andata e ritorno quando esco con la macchina, la settimana comunitaria da organizzare, guardare ‘Tutto puó succedere’ la domenica sera, respirare, trovare tempo per pasti e docce=ANSIA elevata alla quarta, che è divisibile per quella al quadrato=ANSIA elevata alla quinta, cosí non è divisibile per niente ed è già abbastanza grande il risultato.

Metodologia per il raggiungimento degli obiettivi elencati: barricata in stile rivolta parigina, sostituzione di smartphone con cellulare sfigatello, eliminazione temporanea di social network, lettera di addio, anzi messaggio che si fa prima, agli amici.
N.B.: Il piano è destinato a fallire perché in matematica faccio cagare.

Ciao, ci rivediamo il 5 marzo, forse.

2015 (aka Il mio anno in 2015 parole)

non sostare

“Gaiaaaa!!! Dimmi che sei sveglia :)”.

Potremmo partire dal 1 gennaio 2015, quando all’1:34 am mi hai scritto questo messaggio. Nonostante fossi e sono, tuttora, l’anticapodanno per eccellenza, ero ancora sveglia e ancora in giro e, fidatevi, per me che una sera di un Capodanno, una volta, mi sono fatta venire a prendere dai miei genitori a mezzanotte e 5 min a casa di una mia amica, perché mi stavo rompendo le scatole, non è scontato, per niente!
Dicevo, potremmo partire da quel messaggio per parlare di questo 2015 che, sorprendentemente, si è fatto posto sulla vetta della classifica de “I migliori anni della nostra vita” ed è entrato di diritto nella serie de “Gli anni che valgono la pena di essere ricordati” che, tra le cose, è stata appena creata dalla sottoscritta, per sottolineare l’importanza che attribuisco a questo anno tra i piú significativi e meritevoli di essere menzionati con un post ad hoc. Era dal 2009, che non ritenevo necessario guardare “Il tuo anno in breve su Facebook”, che poi ha scelto le foto più inutili della storia di questo anno. Ma chissene se quello che ho scritto non ha senso.
Tenteró di evitare sentimentalismi inutili, parola di lupetto!

Per scrivere questo post, ho deciso di coniugare esperienza personale e esperienza scolastica, perché credo nel potenziale inespresso delle “metacompetenze” (una cosa simile l’ho scritta anche nella premessa della tesi). Quindi, mi servirò dell’apporto di dati empirici, raccolti dalla sottoscritta con il metodo dell’osservazione partecipante, per il fatto che, in effetti, gli eventi descritti li ho vissuti proprio io stessa medesima.

importante

3 erano “I buoni propositi” per questo anno:
1.      Laurearmi
2.      Guadagnare dei soldi
3.      Andare allo Sziget Festival

Tutto sommato, modesti, come propositi. Nonostante ciò, dei 3 propositi, solo uno è stato concretizzato, quindi i presupposti per ricordarsi di questo anno ci sono tutti, siete d’accordo?
Innanzitutto, per fare delle postille prima del tempo, ho intenzione di non scrivere nessun “Buon proposito per l’anno a venire”, ancora porti piú sfiga che buona volontà di realizzarlo.

Comunque, i dati verranno presentati quanto più in forma quantitativa, ma elencati in modo del tutto casuale, sulla base di un brainstorming simultaneo attuato durante la fase di stesura del testo, quindi adesso.

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Raccolta Dati

Quest’anno, ho fatto la valigia 5 volte, le mie 3 canzoni preferite sono state “Regret” dei Winery Dogs, “Ti ho voluto bene veramente” di Marco Mengoni e “Antoher Day” dei Dream Theatre (e altre 150 mila ca.), il mio film preferito è stato qualcosa a metà tra Interstellar di Nolan e L’amore bugiardo di Fincher, i miei libri preferiti sono stati quelli di Wu Ming, la mia serie tv preferita è stata The Vampire Diaries, perché, actually, è l’unica che sono riuscita a seguire, ho pubblicato circa 140 foto su facebook e circa 210 su Instagram. Ho preso tre 30, un 28, un misero 25 e ho passato Storia Contemporanea G, classificato tra gli esami piú odiati della carriera universitaria, con un dignitoso 26, il mio esame preferito è stato Sociologia dei processi migratori con professore annesso. A febbraio, ho cominciato a respirare aria nuova, la fine del 2014 e l’inizio dell’anno erano stati decisamente troppo soffocanti, per i 4 mesi successivi ho fatto il tirocinio universitario in una Associazione Cooperativa, una cosa un po’ strana, e ho condiviso l’esperienza con una persona meravigliosa, che faceva il tirocinio proprio come me. Per mia fortuna, a settembre, mi è stata data la possibilità di continuare ad andare in questo posto e, al momento, lì, si fanno cose… belle cose. Ad aprile, avevo trovato un relatore per la tesi, ma poi non gli ho mai piú scritto, perdendo la speranza di laurearmi entro l’anno. A maggio, si sono sposate due persone fantastiche, lei, quando l’ho conosciuta mi stava un po’ antipatica, ma poi ho imparato a conoscerla e la adoro, e lui, che ne parliamo a fare, buona vita ragazzi! Sempre a maggio, ho passato una serata divertentissima con delle persone praticamente sconosciute e quella sera la ricordo sempre con particolare piacere.
A giugno, sono successe cose: sono andata a piedi, per 25 km, di notte, fino alla Santa Sindone a Torino, alle 7 del mattino non riuscivo piú a muovere le gambe e sono dovuta restare a letto per i due giorni successivi, con 3 bolle per piede. Il terzo weekend dello stesso mese, è venuto il Papa nella mia città e io c’ero, faceva caldo, avevo dei leggins neri pesantissimi e credo di aver rischiato un’insolazione per la prima volta nella mia vita. 
A luglio, c’è stato “Sounds God”, ho cantato 11 canzoni maschili, per la prima volta, davanti ad un pubblico consistente, in mezzo alla piazza del mio paese per la notte bianca, ai tempi ero già “presabbene” di te, situazione, come al solito, reale solo nel mio mondo parallelo, ma che fossi uno stronzo patentato l’avrei scoperto solo a fine agosto. Ad agosto, appunto, oltre la scoperta qui di sopra e al mio 23esimo compleanno, quando abbiamo mangiato quella torta buonissima a Ponte D’Arbia (SI), sempre apparentemente in modo casuale, io e altri 12 ci siamo sparati Siena-Roma (300 km ca) in citybike, per le strade sterrate di colline toscane sabbiose e, a parte cicatrici su entrambe le ginocchia, in un giorno ho fatto 60km, in uno, su 10km che a fatica siamo riusciti a fare, con pendenza del 10%, ne ho fatti la metà a piedi con la bici appresso e, gli altri 70 di quel giorno, nel retro di un furgone insieme agli altri. Quando sono tornata a casa, diciamo che non c’erano proprio rose rosse fiorite ad attendermi, la situazione era abbastanza tragica, come da quasi due anni a questa parte quando si parla di te, ma nonostante ciò, le cose sono passate, senza scombussolare troppo la mia esistenza, perché sono riuscita a cambiare approccio rispetto al “problema” e ho attuato metodo -nonnevogliosapereuncazzo-.
A settembre, non avevo ancora visto il mare e pensavo di non vederlo più e poi è arrivato lui da me, il primo weekend. Dopo mesi di rimando sono riuscita a togliermi dalle scatole l’orale di swahili, il 15 del mese. All’esame del 17, ho incontrato una persona che -sapevochiera- da ormai 4 anni, senza averla mai conosciuta per davvero, abbiamo parlato due ore al bar, davanti a un caffè, come se fossimo amici da sempre e, da quel momento, ci sentiamo quasi ogni settimana e ci incrociamo spesso, senza nemmeno metterci d’accordo, toh il (non)caso!
All’inizio di ottobre, ho fatto una cazzata e mi sono tagliata i capelli, fortunatamente, stanno già crescendo. In quel periodo, avevo tre “lavori” e mi era stata fatta la proposta per un quarto. Adesso, ne ho solo piú uno che mi sostiene (più o meno) economicamente e uno che vorrei potesse bastare da solo. Nello stesso mese, ho trovato un altro relatore per la tesi, ma solo a dicembre ho iniziato a scriverla e spero di riuscire a finirla entro -nondiróquando-. E siamo già arrivati a novembre, niente di significativo, se non una settimana intensiva di scrittura creativa, entrata di diritto nella classifica de “Meglio non avere aspettative nella vita se la realtà le supera dibbrutto” e “Eventi che stravolgono un po’ l’esistenza”, abbiamo fatto uno spettacolo, siamo andati a ballare dopo e ci siamo scatenati da matti, un po’ in stile villaggio turistico invernale, ma non è successo solo questo, mi sono fatta anche prendere la fiancata della macchina da un pullman urbano. A dicembre, ho scritto la premessa, l’introduzione, il primo capitolo e spero di finire il secondo entro il 31 della mia tesi. Per una delle prime volte nella vita, sono andata ad un evento a caso trovato su facebook, in base ai “Mi interessa” di alcuni amici sui social e durante la serata, ho esposto una perplessità che mi attanagliava, all’amica che mi ha accompagnato e, mi è capitata quella cosa strana del -quando dici le cose ad alta voce cominci a pensare che siano reali- , un po’ una profezia che si autoavvera rivisitata e, tra i primi sintomi, mi è capitato di sorridere ebeticamente quando ho incrociato il tuo sguardo, di sognarti una notte e di pensarti durante il giorno, ma non prenderti male, è tutto SOTTO CONTROLLO, non ho intenzione di muovere nemmeno l’alluce del piede sinistro verso di te, troppa sbatta e di botte, in tema, ne ho prese a sufficienza, se hai voglia di fare qualcosa tu, sono disponibile. A Natale, mi hanno regalato, oltre alla tanto amata bustarella: un pigiama, una sciarpa, una chiavetta, un giubbotto, un libro, una mattonella e un abbraccio gratis. Fino a ieri non sapevo cosa fare per Capodanno e ci ho fatto una riflessione: probabilmente quando lo vorrò festeggiare e sarò felice di farlo, sarà perché avrò trovato la persona giusta. Mi piace pensarla così.

 

Credo di aver finito.

Chiedo scusa a me stessa per tutti gli eventi siginificativi che mi sono dimenticata, per aver scritto, quelli che ho scritto, un po’ approssimativamente e, chiedo scusa a voi per avervi ammorbato. Se siete arrivati alla fine di questo post, vi ringrazio sentitamente (ma quanto mi piacciono gli avverbi di modo?).

 Conclusioni

Mi sono allontanata tantissimo alla mia -vitadiprima-, mai l’avrei detto e non ne ho sentito la mancanza, ma ci ho pensato tutti i giorni, perché la cosa mi ha un po’ spaventata, ma mi entusiasma allo stesso tempo, con il giusto equilibrio. Mi sento maturata, quindi forse sono “alla frutta”, direbbe qualcuno, ma mettiamola in positivo per una volta e, quindi, direi di sí, sono un frutto pronto per essere colto (non so come ma mi sono venute frasi sconce in mente su api, fiori, impollinature, che poi che c’entrano con la frutta? Va beh!).
Ho fatto meno cose di quante avrei voluto farne, ho letto meno libri di quanti avrei voluto leggerne, ho visto meno film e serie tv di quanti avrei voluto vederne, speso meno soldi di quanto avrei voluto spenderne e piú di quanti ne ho guadagnati. Sì, non ho ancora trovato l’amore, anche se mi sono “presaabbene” di una copiosa quantità di uomini, senza concludere niente con nessuno, quindi sull’argomento, tutto normale, come al solito, per fortuna (sono sarcastica, ovviamente!). Non ho trovato l’-amorenelsensocomune-, ma ne ho sperimentati tanti tipi e diversi. Adesso, Cupido, non pensare che mi bastino questi per tutta la vita, insomma, damose na’ mossa, sai che io ho fatto tipo un voto (vd. qualche battuta sopra). Di emozioni ne ho provate tante, forse le ho provate tutte, non quella dell’innamoramento, ma solo quella dell’appresabbene, la maggior parte le ho provate in una sola settimana, quella della scrittura creativa e, l’isteria femminile e la voglia di uccidere qualcuno, l’ho provata solo quando ho pensato bene di andare a piedi fino a Torino. Ma ho avuto solo quello sclero, ciò significa che sono cresciuta e anche tanto, chi mi conosce da qualche tempo ne è testimone. Quindi, sono un po’ piú grande, un po’ piú vecchia, un po’ piú consapevole e un po’ più spensierata, FINALMENTE! 

P.S: Ho deciso che nominerò un po’ di persone, come quando alla fine dei programmi televisivi si ringraziano tutti  i fonici, i cameraman, la regia, la redazione, gli autori, i makeup artist, gli stylist, etc… Alcune di quelle che nominerò non le ho nemmeno viste quest’anno e, forse, non le rivedrò mai più, ma ci sono state, alcune le ho viste solo una volta, con qualcuno il rapporto è cambiato indissolubilmente, di alcune di loro non conosco nemmeno il nome, ma solo lo sguardo e con qualcuno spero di continuare a vedermi, perché -citerreipropriotanto-.

In particolare: la mia famiglia al completo, donLuciano, donAlessio,  suor Ferny, Weiner, Paola, Simone, Vivien, Mario, Claudia, Crisitan, Alberto, Manuela, Achille, Martina, Christian, Stefania, Giorgia, Allegra, Emiliano, Silvia, Luca, Maria, Marta, Davide, Alessandro, Marcello, Matteo, Irene, Chiara, Federico, Mary, Gigi, Camilla, Amos, Enrica, Attilio, Alberto, Andrea, Dalila, Sara, Loris, Roberta, Anna, Laura.

L’ordine dei nomi è del tutto casuale e sicuramente me ne sono dimenticati molti. A voi, riconoscervi forse in qualche parola di quella che ho scritto, ma che ci siate o meno qui, GRAZIE!

Vale e Sabri, non mi sono scordata di voi, siete le ultime perché forse siete le prime, forse siete state le più importanti e le più vicine, nel bene e nel male.

buon volo