Seduta dall’estetista (aka come la ceretta diventa metafora di vita)

La seduta di bellezza dall’estetista si è trasformata in una seduta psicologica-motivazionale: ne sono uscita più leggera o forse solo con la voglia di versare bicchieri di lacrime; anche se ho le sopracciglia, decisamente, troppo sottili, credo che qualcuno potrebbe non riconoscermi ma questi potrebbero essere fatti scandalosamente personali, e di sputtanamenti, ultimamente, ne ho già fatti uscire a sufficienza;
Dicevo: immagino che Dio abbia voluto parlarmi attraverso la mia estetista, effettivamente l’atmosfera c’era e la relazione con l’estetista è piuttosto intima e personale (if you what I mean), dato che secondo me qualcuno che ti spulcia deve almeno conoscere il mio colore preferito.
La metafora di vita sarebbe che liberarsi dei propri disagi, quindi dei propri peli a quanto pare, diventa il pretesto per fare ordine nella propria vita, fare buoni propositi e porsi obiettivi nuovi, un po’ come il conto alla rovescia la notte di San Silvestro o un po’ come un nuovo taglio di capelli dal parrucchiere, un po’ come quando decidi di tagliarti le unghie dei piedi.
Sono sfacciatamente imbarazzante, lo so; se ieri avevi il blocco dello scrittore, oggi ho decisamente un problema a frenare la lingua.
Gli avverbi di modo sono diventati le mie porzioni di frase preferite, se non ve ne foste accorti, da inserire random chiaramente (appunto!).
Dalla seduta e dalle informazioni raccolte è emerso che il problema di fondo è sempre lo stesso (ma va?): la teoria ce l’abbiamo, ma la pratica?
Ho imparato che bisogna inventarsi una professione, che la creatività è un passaggio doloroso e necessario, fondativo (che è diverso da fondamentale), che la finalità è sul lungo termine e gli obiettivi, quando sarai riuscito a delinearli, cioè dopo mesi di lavori, modifiche e rifacimenti perché assomigliano troppo a delle finalità, sono specifici, ma più importante, raggiungibili. Ditemi che è un problema comune che gli obiettivi vadano sempre a sfociare nei massimi sistemi del mondo, della serie, la pace nel mondo. Eccola, comincio a perdermi, mi sento come i ragazzini delle medie che quando chiedi loro di inventare una storia che abbia un senso logico, sono capaci di scriverti solo una sequenza di eventi e fatti paradosali finché (in un tempo di circa 5 min.) non hanno più sufficiente fantasia per inventarsi qualcos’altro.
Interromperò brutalmente l’articolo in questo modo, perché in realtà come palesemente spicca da questo post, il disagio dei peli non c’è più, ma quello nella mia vita è ancora prepotentemente presente.

PS: per avere il blocco dello scrittore direi che 419 parole sono un buon risultato. Ciao!

Der Widerstand (aka “quando ormai in te non c’è più niente tranne la volontà che ripete -resisti-“)

Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

If – Kipling

“Fuori da un evidente destino”

Per tutte le cose c’è una spiegazione. Sempre. Però non sempre è la più facile da accettare. È la paura che lo vieta, anche quando l’evidenza lo impone. Non ci credo dunque non esiste.

Giorgio Faletti

Ps: chiedo venia per le mie sparizioni trimestrali. Sono in balia degli eventi.

Gli ostacoli del cuore (aka Gli esami universitari)

Va sempre a finire così: il giorno prima dell’esame ho ancora meno voglia di studiare del solito, però mi ci metto lo stesso con i buoni propositi del caso, alla fine poi ci sto anche 7 ore sui libri (almeno oggi), cerco di ripassare il più possibile, ripeto intensamente al mattino, poi vedo che ci metto due ore e mezza per fare 50 pagine e quindi passo ad una lettura veloce, ma concentrata; poi arrivano le 18 e dico: “Basta!” il resto lo faccio domani sul treno e quindi mi metto a suonare la chitarra per mezz’ora o mi metto al computer, poi mi prende il panico e mi rimetto sui libri, l’ora più proficua della giornata, ci ho messo 6 ore per fare 6 capitoli, ci metti un’ora per fare 200 pagine… ti rincuori perché quella parte, grazie a FullSizeRenderDio, la sai proprio bene, poi arriva tuo fratello e ti dice “Chi è un po’ impanicato?” e ti prende il libro dalle mani e fa il finto professore e ti chiede delle cose a caso e ti rendi conto di non sapere veramente un cazzo e vai nel panico per davvero, ma lui ti dice che è normale non ricordarsi niente il giorno prima, sopratutto la sera (boh, sarà!) Poi arriva la cena, ti fermi un attimo, ti metti al computer per scrivere questo post e per richiamare all’attenzione tutti gli utenti e tutti i Santi, affinché domani alle ore 9:00 in comunitaria facciano un’intensa preghiera per te e fai finta di non aver detto che avresti ripassato ancora quel paragrafo che non sapevi ed è ora di dormire dopo aver visto 2 puntate di The Vampire Diaries e il pomeridiano di Amici per la seconda volta e ci metti un’ora per addormentarti e fai dei sogni tormentati, tipo di bufere di neve in Marocco e poi sul treno domani mattina come una forsennata tieni in mano il quaderno degli appunti, il manuale e la monografia e li svogli apparentemente a caso, e arrivi in aula, rispondi all’appello e passi subito perché tutti quelli che c’erano prima di te hanno preferito l’assenteismo al tête-à-tête e ti siedi vicino al professore e tutto va liscio come l’olio, perché se hai passato due esami con Giovanni, perché non dovresti passare dignitosamente quello con Luca?

Ora pro nobis.

The City III (negozi al dettaglio o dettagli di negozi)

Una mia amica mi ha fatto scoprire questo posticino carinissimo, al fondo di Via Po, in prossimità di Piazza Vittorio.
Si chiama Oroboro e vende oggettistica per la casa, pezzi particolari, un po’ vintage in qualche caso o handmade.
Il proprietario del negozio è gentilissimo, ti lascia guardare in pace tutto il negozio e una volta deciso cosa vuoi acquistare ti sa consigliare nel modo giusto.
Bellissimo e consigliatiassimo!
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