Disagio d’autore (aka “La vita è un po’ come il jazz… è meglio quando si improvvisa”)

“Io non so parlar d’amore, l’emozione non ha voce, e mi manca un po’ il respiro…”

Sono molesta, senza freni. Si salvi chi vuol e mi fermi chi può!
Dopo aver constatato che secondo un inutile test (inutile, perché prepotentemente non ne accetto il risultato), il mio cervello funziona a logica, strategia e razionalità per il 75%, ho sentito la necessità di sgolarmi celermente una birra perché, a dire il vero, quel 25% di restante chaos, non mi fa dormire la notte.

Mi chiedo tutto ciò da dove abbia origine. Quanto c’entra con la produzione di estrogeni e progesteroni e il brutale sfaldamento dell’endometrio (non spaventatevi) che mensilmente turba l’equilibrio psico-fisico della categoria donna? Nel più probabile dei casi, la risposta di un maschio medio sarebbe un “SÌ”, prepotente e altezzoso, seguito da una ripetizione del “SÌ”, questa volta esasperato, secondo la logica dello sfinimento, più “è quel tuo maledettissimo ciclo mestruale che provoca il tuo inutile disagio mentale, fisico e sociale” e un “te l’avevo detto” inopportunamente aggiunto. Ma per fortuna o meno (dipende dai punti di vista!) non ho al mio fianco un maschio medio che mi spiattella questo genere di cose. E no, non è il ciclo mestruale, non è la primavera e non sono gli ormoni, è la mia anima che parla!

Ieri ho riletto alcuni post, la questione blog ha preso una piega completamente diversa dai presupposti iniziali, questo a dimostrazione che la mia mente non è logica e razionale e il vettore T (tempo) è un bastardo inesorabile. Cazzo, la mia vita sta cambiando, ma io dove sono? Sono a metà tra scetticismo e fede, troppo poco empirismo e troppa filosofia, ma mi viene da dire, non è poi tutta la stessa roba?

Perché non riesco a fare un discorso che abbia un unico topic? Sto cominciando a capire quale fosse il problema al liceo dei miei temi e perché quei “6” tirati, sembravano la cosa più bella del mondo. Alla fine Joyce e Svevo sono anche stati sufficientemente letti a seguire il loro stream of consciousness, posso stare serena, quando sarà il momento di scrivere la tesi di laurea comincerò a preoccuparmi!

Ella Fitzgerald accompagna il mio fiume sulle note di “Cry me a river” e sono magicamente catapultata a Bourbon Street, sono jazz e Gershwin diceva “la vita è un po’ come il jazz… è meglio quando si improvvisa”, il ritmo è scandito, sincopato e il piede come il corpo non può fare a meno di seguirlo, è la mia anima che ascolta!

Starei ore e ore e ancora ore a scrivere di sconnessioni, perché spero di trovarne la fine. Ma la punteggiatura non mi appartiene, non metto fine alle cose, sono loro che mi (s)finiscono. Le conclusioni ad effetto non mi sono mai riuscite e di perle di saggezza ne tiro fuori poche.

 

 

 

 

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