Minacce velate (aka massimi sistemi del mondo vs sistema universitario)

Il sistema universitario torinese mi fa venire il volta stomaco. 

Chi ne esce indenne, e senza reflussi gastroesofagei, e senza isterie, e senza nevrosi multiple, e senza tic incessanti agli occhi andrebbe premiato con targhette dorate all’ingresso del Campus Einaudi; e chi non ne esce proprio (la media si alza notevolmente!), dovrebbe almeno avere di diritto, un posto di lavoro come -pulisci targhette dorate-, per ricordarsi che il buon vecchio Gianni (Morandi, ndr) aveva ragione quando cantava allegramente “uno su mille ce la fa”, inconsapevole che quella frase avrebbe segnato il destino di milioni di matricole universitarie. 

Ogni giorno vedo la mia laurea sempre più lontana, l’ostacolo sembra diventato insormontabile, e se prima avevo la scusa del “ma io lavoro”, adesso che il lavoro l’ho mollato, mi sono immersa completamente, con le mie stesse gambe in quella pozza color bistro (o marrone merda) che per tutto questo tempo costeggiava il mio piede destro. Ci sono dentro fino al collo, e tendenzialmente attuo la tecnica del “vivi e lascia vivere”, procrastinando malamente il mio disegno di vita, che sta nelle piccole cose, sì, quelle infime e bastarde piccole cose, che vanno sotto il nome di “altre attività”, nel mio piano carriera online. 

Non so se tutto ciò è causa solo del mio ateneo, del mio dipartimento, della mia segreteria studenti (le cui competenze sono sconosciute ai più), del mio corso di studi o della mia propensione a complicare ogni cosa che mi passa sotto mano. Insomma sono l’impiegata numero, anzi il capo (che mi piace di più!) dell’Ufficio complicazioni affari semplici; ma la questione è un’altra, io la colpa non me la prendo (cazzo!); cari impiegati statali o qualunque cosa voi siate, non vorrei trovarmi costretta a piantare picchetto intorno alla zona universitaria, non vorrei trovarmi costretta a scatenare la rabbia da leonessa che mi pulsa nelle vene, perché se seguite l’oroscopo o qualche documentario di Focus, il leone è pigro, apparentemente calmo ma se lo fate incazzare… Non vorrei dovervi seguire fino a casa e bruciarvi la macchina e non vorrei ricorrere ai miei super poteri per annientarvi, e annientare il male che fate al mondo. 

Sto studiando semiotica in questi giorni e capisco che non sono chiare a tutti le definizioni di segno e senso, fatemi chiarire il messaggio, che forse è implicito nella mail che ogni giorno ricevete dalla sottoscritta, alle quali avete la presunzione di non rispondere: sì, sono minacce, la vostra incolumità e quella di chi amate sono a rischio, quindi così a tempo perso vi prego gentilmente di rispondere ai dubbi esistenziali di chi, uscito dal liceo, ha deciso di farsi del male, propendendo per questa dannata strada tortuosa degli studi universitari. 

“State vincendo la battaglia, ma non vincerete la guerra”, ogni tanto le frasi fatte, fanno fatti!

 

2 pensieri su “Minacce velate (aka massimi sistemi del mondo vs sistema universitario)

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