Il meschino calunniato (aka chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni)

“La calunnia è un venticello,
un’auretta assai gentile
che insensibile, sottile,
leggermente, dolcemente
incomincia a sussurrar.
Piano piano, terra terra,
sottovoce, sibilando,
va scorrendo, va ronzando;
nelle orecchie della gente
s’introduce destramente
e le teste ed i cervelli
fa stordire e fa gonfiar.
Dalla bocca fuori uscendo
lo schiamazzo va crescendo
prende forza a poco a poco,
vola già di loco in loco;
sembra il tuono, la tempesta
che nel sen della foresta
va fischiando, brontolando
e ti fa d’orror gelar.
Alla fin trabocca e scoppia,
si propaga, si raddoppia
e produce un’esplosione
come un colpo di cannone,
un tremuoto, un temporale,
un tumulto generale,
che fa l’aria rimbombar.
E il meschino calunniato,
avvilito, calpestato,
sotto il pubblico flagello
per gran sorte ha crepar.”

Così intonava Basilio ne Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, e noi ringraziamo Basilio, ma più di tutto ringraziamo Gioachino per aver scritto quest’Aria magnifica, che tanto mi è di ispirazione in questo giorno.

No, non è un post euforico, non è un post in cui piangerò su me stessa perché la vita degli altri è sempre migliore della mia. No, non è un post dove tutti si amano e tutto va come deve andare, non scrivo queste cose e le storie che vanno a finire bene, anyway, mi danno il volta stomaco.

Mi è stato chiesto di essere prudente, la prudenza è una delle virtù cardinali (Gesù et Dante docet), io non posso che obbedire, con la certezza però che la mia “arte” (se la mia catarsi può essere definita tale) sarà sufficientemente ermetica, da non poter essere compresa dalla maggior parte della gente (sì, è dispregiativo).

Forse qualcuno a questo punto si sarà stufato del mio sproloquiare random e forse vorrà sapere quale sia la causa di tutto questo disagio che mi attanaglia. Se state continuando a leggere, nella speranza che io arrivi al dunque, forse non mi conoscete abbastanza e forse vi suggerirei di leggere qualche altro mio articolo, perché io al DUNQUE non ci arrivo mai. Non sono qui a raccontarvi una storia, non voglio e non posso, questa è un’invettiva contro il mondo, perché a me il mondo piace un sacco.

La dura e amara Verità è che essere se stessi è un gran prezzo da pagare e la gente è troppo repressa per lasciare in pace chi la pace l’ha trovata. Dovrà pure fare qualcosa per sconquassare la Libertà altrui, no?

Cazzo, vogliamo essere scurrili oggi, perché a qualcuno che non ha una vita abbastanza interessante da dover intromettersi nella tua, in quale altro modo potresti mai rivolgerti? Ho l’impressione che questo articolo finirà con una serie infinita di domande, perché una condotta di questo tipo, proprio non rientra nelle mie possibilità di azione e probabilmente una risposta, nella mia stupida ingenuità, non la troverò mai.

Cazzo, è chiara, nella tua testolina da mentecatto che ti ritrovi, la portata del tuo agire? Ti svegli al mattino pensando “Mi annoio e quella persona laggiù sembra troppo felice per i miei gusti, meglio provvedere”?

La vostra inutilità non vi rende nemmeno degni di tutto il pathos e il tempo che ci sto mettendo a scrivere, e forse un intero post dedicato a voi è davvero troppo; accresce inutilmente la vostra (in)soddisfazione personale, perché l’unica spiegazione a tutto questo può essere solo un profondo gusto alla rovina altrui. Un po’ vi capisco: anche io rodo di fronte alle fortune del mondo che mi circonda, ma la mia stabilità mentale non mi permette di abbassarmi al vostro livello ma arrivare solo a dire: ” oh cacchio, ho violato il IX Comandamento!”.
Fatto sta che le cose stanno così, mio carissimo uomo medio, che se mi chiedessi il perché di tutto questo affanno, che mi spinge oggi a scriverti quest’elogio immeritato, ti risponderei che l’unico ostacolo alla Libertà che tanto agogni, è solo il frutto di una scelta che non hai ancora avuto il coraggio di fare.

 

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