E finiva così…(aka memoria traumatica e ricordi rimossi)

Avevo scritto proprio un bel pezzo, se ci ripenso, forse era uno dei pochi di cui ero davvero soddisfatta, scritto di getto ma logico. Logico come mi sembrano tante altre cose, poi per un motivo o per un altro l’ho cancellato, ho cercato di trattenerne i rimasugli, ma poi mi sono fermata e l’ho cancellato.
E adesso dico che era proprio un bel pezzo, scritto di getto ma logico. Non era flusso di (in)coscienza, era avvelersi di un’ipotesi che nella mia testa ha un fondamento.
È un gioco brutale, la vita intendo, e se i massimi sistemi del mondo e l’afflizione dell’uomo parla sempre della stessa roba e i romanzi, i film, le canzoni ce la propinano continuamente, un motivo ci sarà.
E gli psicologici esistono per cosa allora?
Che siamo tutti malati mentali, su questo non c’è dubbio, almeno io non ne ho (adesso ci saranno dei puntini di sospensione perchè quello che avevo scritto non potrà mai vedere la luce, ma resterà rinchiuso nel cassetto in fondo a destra, sì, quello laggiù!).
Sto pensando all’accumulo di informazioni che ci sono nel mio cervello, a tutte le righe e le parole che sono passate sotto i miei occhi, sto cercando di racappezzarmi in questo quantitativo infinito di nozioni, ma non mi ci raccapezzo (ma si dice così poi?)
Fatto sta che, ma che fatto? Ma fatto di cosa? Merda, l’unica cosa che balza alla mia testa è una scritta lampeggiante a led che dice “RINVIO ALL’INFINITO” e martella e stordisce.
È gioco brutale, la vita, ma io non sono lucida adesso e non ho i mezzi per combatterla e metto in dubbio (dubbio e sospetto non lasciano possibilità di risposta, io l’ho detto che è un rinvio all’infinito!) la mia fiducia, la mia fiducia nelle cose, nelle persone, nell’amore, nella differenza tra bene e male.
Il mio inconscio ha rimosso cosa avevo scritto in quel post, ricordo qualcosa a grandi linee, ma ricordo che era proprio un bel pezzo, scritto di getto ma logico. O per meglio dire oggettivo (sta qui il pelo nell’uovo, l’ago nel pagliaio, la gabula, il filo del rasoio, il limite o quello che volete).
E finiva così: “la storia è sempre la stessa, e l’uomo dai propri errori non impara mai”.

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