Conflitti di vita (aka Motivi buoni per perdersi nei meandri del mio cervello)

Oggi in ufficio mi sono trovata a dover pensare a una formazione a tema: “I conflitti della vita”, chissà perché quando ci ho pensato mi è venuta in mente un’orda di adolescenti e i conflitti che li affliggono, sempre per il fatto che sono in piena fase adolescenziale, anche se non anagraficamente. Comunque come al solito e come anche adesso, mentre scrivevo mi sono persa nei meandri bui del mio cervello e ho cominciato a scrivere roba sull’argomento, come se mi fosse stata commissionata la chiusa della festa di fine anno del liceo, quando finisce la scuola e basta, e sono finiti un bel pacchetto dei tuoi anni. Mi immaginavo su un pulpito in stile predicatore americano, con la luce puntata solo su di me, come se avessi abbastanza forza, da riuscire a trattenere le lacrime mentre animatamente recitavo il mio discorso di fronte a una platea attenta di tamarretti.

  

Il documento su word iniziava così: “Cosa devo combattere…”, poi continuava con una sorta di elenco puntato sui conflitti della vita racchiuse in maxicategorie:

  • famiglia
  • scuola
  • pigrizia
  • superficialità
  • mancanza di prospettive
  • autostima
  • confronto con gli altri
  • responsabilità crescenti
  • Conflitto con se stessi

senza specificare cosa ho scritto di fianco ad ogni categoria, ci ho scritto su: 

  

“Tutto va a rotoli, il paese va a rotoli,  non ho voglia di studiare, voglio andare a lavorare, ma non c’è nessun lavoro, quindi non mi impegno più di tanto, ho paura del futuro, non riesco a pensarci, non ci voglio pensare perché quando ci penso vedo solo un buco nero, questa paura mi blocca e non mi aiuta a svegliarmi per costruire qualcosa di positivo per la mia vita. Non riesco a immaginarmi, sono sempre stata da sola e quindi pensarmi con qualcuno è qualcosa che non riesco proprio a fare, quando sono riuscita a vedere qualcosa nel “buco nero”, ci ho sempre visto me, da sola. Ho sempre pensato che avrei passato la maggior parte della mia vita da sola. Dopo tutta quella solitudine, ho cominciato a vedere intorno a me un sacco di figure, a volte ne vedevo solo i lineamenti del corpo, senza riuscire a distinguere chi fossero, a volte le loro voci mi sembravano un brusio fastidioso e quello che cercavano di dirmi non era mai abbastanza chiaro e se lo era, era sempre molto inutile, a mio avviso. Nel frattempo, avevo smesso di sognare, un giorno stavo parlando con mia mamma e mi sono resa conto di aver smesso di sognare, la realtà mi aveva brutalmente scaraventato la verità che avevo sotto gli occhi e le prospettive su un futuro, di qualsiasi genere, scarseggiavano notevolmente. Comunque ragazzi, combattiamo costantemente con noi stessi, combattiamo tra quello che siamo, quello che vorremmo essere e quello che gli altri pensano che siamo, a livello fisico e caratteriale, e questo è un vortice che ci sbatte da una parte all’altra senza possibilità di uscirne vivo in sostanza. La questione è che dovremmo amarci un po’ di più e basta, noi, non gli altri, solo così potremmo trovare l’equilibrio, volerci un po’ più bene e accettarci, che non vuol dire rassegnarsi all’evidenza, ma essere consapevoli di noi stessi, potenzialità e limiti compresi intendo eh! Anzi forse è più necessario conoscere i propri limiti e lavorarci su… non siamo infallibili, immortali, eterni… e proprio per questo siamo speciali e perfetti così, così tanto. Combattere credo voglia dire impegnarsi, con tutte le proprie forze, per superare e sconfiggere quelle situazioni e sensazioni che ci bloccano, che non ci fanno andare avanti nella vita e ci impediscono di prenderla in mano. Combattere serve per crescere, una volta (fosse stata solo una) mi sono trovata in questa situazione di conflitto con il mondo, ma più di tutto con me stessa, e andavo sbraitando come una matta “sono solo un’umana del cavolo” (diciamo che i termini erano un po’ più coloriti) e un Sacerdote sentendomi mi ha risposto: “Benvenuta nel club” e allora lo dico io a voi: “Benvenuti nel club”, sì, perché i conflitti ci sono e ci saranno sempre, non siete privilegiati per avere un discorso ad hoc sull’argomento e per sentirvi giustificati, perché voi, sicuramente, ne vivete più degli altri (vi farei fare un giro nel mio cervello!). Il conflitto è una costante, è come la k delle formule matematiche, beh, vediamola in positivo, nonostante il riferimento alla matematica, almeno è una costante, che vuol dire una certezza, che non cambia mai e che ogni volta che applichi la formula del conflitto lo ritrovi lì, sorridente, ad attenderti. Guardate che non succede spesso di avere certezze nel cammino della vita, quindi cavolo, riteniamoci fortunati! I conflitti ci servono per crescere, per metterci di fronte allo specchio e fare un bel discorsetto con la nostra coscienza e dire “daje, damose na mossa”, perché non è sempre “colpa” degli altri. Capita che bisogna proprio sbatterci la faccia per capirlo, quante volte avremmo potuto prevenire qualche bernoccolo? Ma non possiamo evitarli, ci sono e dobbiamo conviverci, ma è proprio qui il bello no? Che piattume sarebbe se davvero stessimo sempre sdraiati sul divano di casa a guardare la timeline di facebook per tutto il pomeriggio, e fidatevi che l’ho fatto parecchie volte, poi, un bel giorno ho deciso di respirare, ho iniziato a sentire l’odore del mondo e delle persone, non sempre gradevolissimo, diciamola tutta, ed è stata tutta un’altra storia, non potevo piú fare a meno della vita, l’istinto di sopravvivenza è troppo grande e quando lo senti, non c’è storia per nessuna lotta, vinta senza neanche troppa fatica.

Quindi tutta questa accresciuta consapevolezza,  d’un botto, in certi casi, mi fa pensare di essermi rassegnata a quello che è, senza essermi angosciata troppo, e in altri invece, di aver capito il potenziale di quello che possono essere le persone, quelle a cui voglio bene e anche quelle a cui voglio un po’ male, e che posso essere io.” 

  

P.S: E poi senza i conflitti che ci arrovellano le cervella, cosa potremmo fare la notte invece di dormire, ma stiamo scherzando? 

  

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