Teorie miste a recensioni (aka perché Leonardo DiCaprio non vince l’oscar)

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Ho visto “The Revenant” e ho elaborato ufficialmente la teoria secondo la quale Leonardo DiCaprio non ha ancora vinto l’oscar e, secondo mie personalissime supposizioni, forse, non lo vincerà neanche quest’anno (ma non ho visto gli altri film in lista per cui non posso metterci la mano sul fuoco).

Il film di Alejandro González Iñárritu non si può dire che non sia un bel film, diretto magistralmente da uno, che avevamo già capito, non fosse proprio l’ultimo arrivato alla “scuola di regia”, ma la trama è un po’ scarsa e, a tratti inverosimile, già il fatto che sia in parte ispirato a una storia vera, in parte a un romanzo la dice lunga a riguardo (che Hugh Glass sopravviva a certe esperienze sembra un po’ paradossale, ma lo prenderemo per vero). La fotografia e la scelta dei toni freddi per le riprese fanno di questo film quasi un documentario, ambientato in luoghi meravigliosi, unito al fatto che io stia leggendo Manituana (Wu Ming), ambientato ai tempi dell’Indipendenza americana, che descrive l’eterna lotta tra 2 culture: indigena e anglofona, mi ha permesso di dare un volto a molti dei suoi personaggi e a molti dei luoghi descritti. L’ambientazione, al quanto “ghiacciata”, mi ha fatto avere freddo, non solo durante tutta la visione del film in sala, ma anche tornata a casa, tanto che avrei voluto proprio una bella pelliccia di orso o una carcassa di animale per infilarmici dentro, questa sorta di empatia trasmessa alla perfezione rende Leonardo Di Caprio e il suo regista ancora più bravi.

Ulteriore nota sulla transmedialità tra Manituana e The Revenant: innanzitutto consiglio questo libro di Wu Ming, dopo aver visto questo film, ho capito l’intento degli autori e ho preso talmente alla lettera la questione della transmedialità che questo film mi ha aiutato tantissimo a capire in modo più profondo il romanzo. Due culture che cercano di convivere, ma che non potranno mai riuscirci perché hanno due Weltanschauung e sistemi di riferimento completamente diversi, Glass rappresenta il tentativo di ibridazione con l’altra cultura e in qualche modo (senza spoilerare troppo) si capisce che riesce in parte nel suo intento. Il mondo indigeno viaggia sull’itineriario dell’immaginario e del sogno, rappresentato nel libro da Molly Brandt, in qualche occasione anche da Philip LaCroix, e nel film dalla relazione tra Glass e “sua moglie”; la realtà percepita dagli indiani è fatta anche dai sogni e i sogni prendono la stessa consistenza del mondo, tanto che la volontà dei protagonisti ad agire si muove grazie a queste “visioni”.

“Una tempesta non può niente quando un albero ha radici profonde” (tratto dal film The Revenant)

“Dopo qualche tempo, Donna del Cielo partorì due gemelli. Gemello Destro creò tutte le cose buone sulla terra, fece crescere il mais, i frutti e il tabacco. Gemello Sinistro creò le erbacce, i vermi e gli scarafaggi e tutte le creature che fanno male agli animali e agli uccelli. Per tutto il tempo la Tartaruga Gigante continuò a crescere e così il mondo divenne sempre più grande. A volte la Tartaruga si muoveva e provocava il terremoto.
Dopo che furono passati molti anni, Gemello Destro decise di creare gli uomini e poiché voleva che superassero in bellezza, forza e coraggio tutte le creature, estrasse sei coppie dalle fondamenta dell’isola, dove fino ad allora avevano vissuto come talpe.” (Tratto da manituana.comLa caduta di Donna dal cielo, 7 febbraio 2007).

Comunque la mia teoria paradossale dice che Leonardo DiCaprio è talmente bravo a fare tutto che è come se non spiccasse mai tanto in un ruolo da riuscire a vincere l’oscar. Quindi boh, Leo stai tranquillo perché sei a un altro livello proprio… Inaccessibile ai più. Inoltre, volevo fare una piccola nota su Tom Hardy: diciamo che il presente qui sotto (vd. foto in allegato) non mi aveva mai colpito più di tanto (forse a causa della voce robotica di Bane e di Filippo Timi ne “Il cavaliere oscuro- il ritorno), bravo sì, affascinante a tratti, ma niente di più, invece, nonostante io l’abbia riconosciuto dopo mezz’ora di film solo grazie ai suoi occhi (ritorniamo probabilmente a Bane, che cosa poetica), la sua interpretazione in questo film, mi ha mandato completamente in shock, tanto che penso potrebbe proprio prendersela questa statuetta d’oro e tanto che, sarò evidentemente costretta a guardarmi tutti i suoi film (non vedo altra soluzione). L’ho amato, insomma.

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2 pensieri su “Teorie miste a recensioni (aka perché Leonardo DiCaprio non vince l’oscar)

    1. Sí anche io… Per questo sono abbastanza sicura che non vincerà l’oscar… Però bel film, dopo un giorno di riflessione, avrei quasi vogli di rivederlo perché lo apprezerei diversamente, alla luce anche del rapporto che mi è venuto in mente con il libro che io citato nell’articolo!! Leggerò la tua recensione!

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