Il Chitarrista (aka “Il soggetto si presenta con sembianze di uomo o presunto tale”)

La via di mezzo proprio non ci piace, quindi o tutto e insieme o niente, comequandoparlisenzamaiprenderefiato. La follia che sto sfiorando nel corso dei miei viaggi in macchina mi terrorizza, o meglio ha cominciato a spaventarmi solo quando ho ammesso a mia madre che mi capita spesso di parlare da sola mentre viaggio e lei mi ha più o meno associato ad un caso psichiatrico denotandomi anche come una persona infantile, “scusa mamma allora comprami una radio per la macchina” mi viene da risponderle, comunque, non troppo demotivata da questa definizione, ho continuato con la pratica dei monologhi in macchina, perché mi trovo a viaggiare molto e sempre da sola, quindi ormai è una pratica consolidata. Mi sono appena guadagnata dalla mia me stessa l’appellativo di “donna delle premesse”, perché mi dilungo sempre in queste liste di prerequisiti per affrontare discorsi che poi non centrano proprio niente con quello che ho detto in tutte le righe precedenti, e infatti…

Oggi, stavo facendo questo viaggetto, non solo con la macchina, ma anche con la mente, sotto lo scroscio della pioggia in tangenziale, e mi è venuto in mente di elaborare il profilo di un personaggio, uno di quei personaggi che entra nelle storie di molti, almeno nella mia ci è entrato più di una volta. Sono settimane che cerco di definirlo con un nomen omen che degnamente rappresenti la categoria, perché per me merita un’attenzione particolare e una sorta di necessaria riverenza, che vorrei non concedergli, ma che purtroppo mi è inevitabile. E’ capitato che dopo aver fatto la lista di tutti i soggetti reali incontrati nel mio cammino, che avessero le credenziali per rientrare nella suddetta categoria, meravigliosamente, in modo molto casuale (come capita per le intuizioni più brillanti), ho trovato un elemento che li accomuna tutti, a questo punto potrei commuovermi per la perspicacia che ho avuto nel trovarlo oppure rotolarmi nel pantano per bene, perché questa cosa che davvero abbiano tutti un unico elemento in comune ha dell’incredibile e dell’inverosimile, che per me diventa un chiaro segno di “23 anni buttati nel cesso” e di “Darwin e la sua teoria sull’evoluzione della specie me fa na grande pippa”, perché come potete, benissimamente, considerare da voi, non ho imparato una cippa dal passato. Siete curiosi, vero? Continuo a sproloquiare, ma non ho detto niente e non vi ho ancora rivelato l’elemento magico della nostra storia e, quindi, nemmeno il nome del personaggio. Non è che lo faccio apposta, non è per tenervi sulle spine, lo giuro, ma mi capita che mentre scrivo mi vengono in mente altre 3829347 idee e -ce le voglio mettere tutte in un post solo, tié-

La smetto. Chiameremo il nostro personaggio “IL CHITARRISTA”, adesso come minimo farei un minuto di silenzio per la rivelazione e per la questione della riverenza (vd. sopra).

Ok, è passato più di un minuto in realtà dalle ultime parole che ho scritto, quindi direi di passare alla descrizione del soggetto.

IL CHITARRISTA 

Logen__Il-chitarrista_g

Questo tipo di personaggio si presenta con le sembianze di uomo, o presunto tale, all’apparenza non è uno di quelli che appena lo vedi sbatti-per-terra, insomma, diciamo che, oggettivamente, non può essere definito un “bello”, ma potresti notare delle caratteristiche fisiche che risaltano in modo particolare ai tuoi occhi (e non scadrò in questioni volgari). Il suo look potrebbe apparire trasandato a giorni alterni. Il soggetto dimostra una particolare capacità intellettiva e una notevole abilità nell’utilizzo della dote “simpatia”,  anche se a volte le sue battute risultano essere solo un’autoesaltazione di se stesso, la sua personalità potrebbe sembrare ambigua, palesando una certa sicurezza e determinazione,  con una nota di fragilità sottaciuta, dovuta a esperienze passate, magari legate all’infanzia. E’ un abile oratore, gli piace tenere la situazione sotto controllo e stare al centro dell’attenzione, altrimenti, con grandissima probabilità, non avrebbe scelto uno degli strumenti a cui vengono assegnati almeno un assolo a pezzo e che è in grado di trattenere folle di ragazzini urlanti intorno a un falò, come succede nei campi scuola. Presenta quindi una propensione alle arti in genere, è capace di citarti frasi tratte da Madame Bovary con la stessa facilità con cui Renzi parla inglese, pensando di saperlo, dicendoti che, per esempio, quella canzone dei Cure è tratta da una dei componimenti di Baudelaire. Potrebbe farti passare la montagna di merda nella foto qui sotto come la rappresentazione della lotta che milioni di individui nel mondo combattono ogni giorno per tirare fuori quello che sono veramente.  MOntagna-di-merda

E finisce che tu ci credi, rendendo noto al mondo, ma più di tutto a lui, il fatto che ha un grande ascendente su di te, e che può decidere di approfittarsene come e quando vuole, rendendoti anche felice (propongo un altro minuto di silenzio per la mia demenza in tema). Ma purtroppo l’amore che hanno per la chitarra, alla quale attribuiscono spesso nomi femminili, esaltandone le curve della cassa armonica, non potrà mai essere superato da te, comune mortale, nemmeno se compensi la mancanza del non-essere-una-chitarra, con una bella voce che completi il loro trip musicale. Per cui, le speranze del visserofeliciecontenti sono sempre molto basse con lui.

I SOGGETTI REALI 

#1: Il primo uomo che si è presentato nella mia vita come “IL CHITARRISTA” è stato mio padre (cazzo, Freud di merda, per me non vali un centesimo, ma mi trovo costretta a citarti) e non aggiungo altro.

#2: Il secondo è stato il primo ragazzo di cui mi sono innamorata (“credevo fosse amore e invece era una escort” cit. Fedez o solo “un bastardo e basta” direi io), intorno ai 16-17 anni, pensava di saper suonare la chitarra e si presentava come uno pseudometallaro impallinato con il theta healing, il reiki e i pulviscoli dell’aria che secondo lui erano palle di energie di gente deceduta. A questo punto anche io mi chiederei che cosa esattamente mi ha colpito di lui, ma mi giustificherò dicendo che l’adolescenza è una brutta bestia. La sua citazione preferita sarebbe stata la stessa che Simona Ventura usava ai tempi dell’Isola dei Famosi: “Crederci sempre, arrendersi mai”, perché la convinzione che aveva di se stesso, ha steso i cuori di metà delle mie amiche, anzi di più. Ah, ovviamente, è andata a finire male, marchiandomi a fuoco sulla pelle e sul cuore, nel momento stesso in cui è arrivata la consapevolezza che non poteva essere l’uomo della mia vita. Se lo vedessi adesso gli stringerei la mano e mi farei una fragorosa risata per il fatto che, dicono, sia diventato uno zerbinello sotto le grinfie della sua attuale fidanzata (e io godo).

#3: Il terzo non era prettamente un chitarrista, ma aveva a che fare con la musica. Lui forse è stato il più bello di tutti, anche se un po’ troppo basso per i miei gusti, ma in questo caso, la storia non è manco cominciata, sbolognata con la stessa noncuranza che usi, di solito, quando tuo papà (o tua mamma) ti chiede di aiutarlo a scrivere un messaggio sul cellulare e tu ti rifiuti di credere che sia possibile sul serio metterci 10 minuti per scrivere un “OK”.

#4: Il quarto “chitarrista” della mia vita è stato un prete (ma lui insieme a mio papà è stata la versione brava del personaggio) che, per la prima volta, mi ha convinta a riprendere la chitarra in mano dopo tantissimi anni che non la suonavo (ah, non ve l’avevo detto che la strimpello anche io?). Ma dopo un anno intenso di attività nel coro della Chiesa, ho capito che non era la mia strada, che amavo chi la suonava, ma non amavo altrettanto suonarla.

#5: Il quinto è recente, quando mi ha riproposto l’assolo di chitarra di “The Spirit carries on” dei Dream Theater e mi ha suonato “Grace” di Jeff Buckley, avendola ascoltata solo una volta, non ho potuto trattenermi dal chiedergli di uscire. E sembrava proprio potesse funzionare con lui, c’era un bel feeling, una bella attrazione, un bel po’ di flirtaggio spudorato, una sorprendente dolcezza e delicatezza di altri tempi, tanto che ero disposta a superare il fatto che la sua macchina fosse l’equivalente di un bidone dell’indifferenziato, ma… niente, evidentemente, tutta quella incredibile gentilezza, nascondeva un desiderio ben più grande, che potete capire facendo questo piccolo giochetto: prendete l’indice e il pollice di entrambe le vostre mani e formate una pistola, a questo punto provate a congiungerne i polpastrelli e rivolgere la forma che avete ottenuto verso il basso, ecco, avete capito? Mi ha tirato un pacco talmente grande, che ci ho messo un mesetto a farmi passare l’incazzatura isterica che provavo nei suoi confronti.

P.S.: lui era quello di Madame Bovary.

#6: Qui ci metto Richie Kotzen, chitarra e voce dei Winery Dogs, attualmente. Le loro canzoni mi piacevano già tanto, ma quando ho dato un volto a quella voce e a quegli assoli, i Winery Dogs sono rimasti in loop nel mio ipod per diverse settimane, la loro canzone “Regret” (versione -live in Japan-) soprattutto.

#7: Ve lo nomino un po’ così per sport o per venerazione, è passato di sfuggita nella mia storia e nemmeno troppo direttamente, ma lui è quello gnocco, ma proprio gnocco, gnocco, è il migliore amico del 5, ma tipo che il 5 dice che il 7 è come un fratello per lui. A vederlo la prima volta, ho avuto un mancamento per la somiglianza disarmante che aveva con Robert Downey Jr., la seconda ho scoperto che era uno psicologo, anzi un sessuologo, e ho avuto un altro mancamento, e la terza ho scoperto che suonava la chitarra. In realtà, adesso, mi è sorto il dubbio che sia davvero un chitarrista, ma poco male, nella categoria ci rientra sicuro di diritto. Non mi ricordo quante volte l’avevo incontrato prima di quella in cui, con il suo savoir-faire-da-psycho, mi stava parlando di educazione sessuale e di sala parto e di quando fai un figlio,  e credo di averlo guardato con la stessa faccia che ha Renzi in questa foto (vd. sotto). Lui è uno di quelli che alle superiori prendeva sempre in giro una ragazza, ma proprio tanto e poi ha deciso che sarebbe stata la donna della sua vita e se l’è sposata. Capite?

Matteo_Renzi_perplesso

#8: Questa è stata la versione del chitarrista più intellettualoide che mi è capitata, dopo il numero 5. E anche lui esteticamente non era messo male, come il 3. Grande appassionato di cinema, legge tanti libri quanti sono i biscotti che io puccio nel latte la mattina, ti attizza le prime due ore che ci passi insieme, ma dopo una settimana, hai capito che è tutto fumo e niente arrosto, e che tutte queste scienze infuse hanno fatto una bella tisana indigesta, altro che finocchio e liquirizia.

#9: Siamo già arrivati alla fine, nuooo! Questo numero suona la chitarra o forse no, forse la strimpella solo o ne tiene una a casa perché fa figo, non lo so ancora, ma con certezza posso dire che rientra nella categoria. Lui, il numero 2 e il numero 8 avevano un valore aggiunto rispetto agli altri, tanto che li farei svettare immediatamente alle prime posizioni di una ipotetica classifica, e conoscendoli li renderei anche felici, permettendo che la loro autostima aumenti esponenzialmente, piccini. Il valore aggiunto riguardava il fatto che erano già tutti impegnati, ammogliati, affigliati, accasati o almeno cosí si diceva in giro. Avete presente quei fidanzamenti impercettibili, che solo un osservatore attento come la sottoscritta, che non a caso vorrebbe fare la ricercatrice sociale (l’osservazione partecipante è il mio metodo di indagine preferito), potrebbe intuire? Ecco, allora avete capito il tipo, è uno di quelli che ti intorta per bene, concedendoti delle attenzioni che pochi sono capaci di darti, è capace di muoversi con la stessa agilità di una gazzella, tanto che arrivi ad un certo punto che cominci ad avere dei seri dubbi sul fatto di esserti immaginata tutto, perché è successo talmente tutto così velocemente che non puoi ammettere con certezza che non fosse tutto il frutto di un bel trip mentale, tanto che se provassi a dirgli “che cosa stiamo facendo?” ti guarderebbe con lo stesso schifo con cui Enzo Miccio e Carla Gozzi (vd. foto sotto) guardano quelli vestiti di merda, facendoti passare per inadeguata e pure cessa (vd. foto sotto sotto).

maxresdefault

Per concludere, premierei la mia incredibile audacia nel sostenere con determinazione, situazioni simili, mi complimenterei con questi soggetti per il loro stile di vita e con me stessa che con ostinazione continuo a dedicarvi del tempo prezioso, tipo un sacco di giorni della mia vita, un numero imprecisato di pensieri e due giorni interi ancora, che sono i giorni che ci ho messo a scrivere questo post, perché resta il fatto che per me meritate un’attenzione particolare, perché qualcuno che è capace di attirare la mia attenzione in questo modo non posso non considerarlo.

21787342513_99c153c52f

DISCLAIMER: Mi scuso per la generalizzazione indebita, è chiaro che è impossibile individuare un idealtipo univoco che racchiuda, in questo caso, tutti i “chitarristi”, ci sarebbero troppe variabili da tenere in considerazione, ed è altrettanto chiaro che la fase creativa non rispecchia sempre la realtà nuda e cruda, ma si serve di elementi anche fantastici per dare sfogo ad un’immaginazione che prepotentemente cerca sempre di spodestare la realtà.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...