Intolleranze (aka sono talmente disciplinata che mi dà fastidio la disciplina stessa)

Sono intollerante alla disciplina, ai divieti e ai rimproveri. Sarà che sono sempre stata molto dura con me stessa, tanto che il fatto che qualcun altro avesse da rimproverarmi qualcosa che avevo già ampiamente provveduto a rimproverarmi da sola, non mi è mai andato giú. Praticamente è un grandissimo paradosso, perché sono talmente disciplinata che mi dà fastidio la disciplina stessa! Ha senso? Quando a scuola la professoressa di italiano ci consegnava la lista dei libri da leggere per l’estate, in automatico, sapevo che nessuno di quelli mi sarebbe piaciuto e avrei dovuto soffrire le pene dell’inferno per riuscire a leggerli, solo per il fatto che non avrei potuto scegliere liberamente le letture da fare, che poi alla fine ho letto anche dei bei romanzi. Succedeva lo stesso quando la professoressa di francese cercava di farmi capire quando dovevo mettere l’accento grave invece di quello acuto, la guardavo annuendo e intanto pensavo a quanto mi davano fastidio i leccaculi, e cosí via per le altre lingue, inglese, tedesco, swahili… 

E poi è successo cosí per tutte le altre passioni della mia vita, mi piace scrivere, ma nei temi faccio cagare (e forse non solo in quelli), perché le consegne mi danno fastidio, cosa me ne frega di parlare del senso dell’amicizia che emerge in una serie  di poesie? Per non parlare di quando nella prima prova alla maturità uscí il titolo “siamo quello che mangiamo” e io ho deciso di impegolarmi nell’analisi del testo di Ungaretti, ottenendo scarsi risultati…

E poi c’è stata la musica in modo particolare, sono passioni, mica possono diventare rigida tecnica e sistemi statici? Ho una considerazione talmente alta della musica e del canto che mi sono sempre rifiutata di prendere delle lezioni per affinare la mia tecnica vocale e musicale, stupida no? Il solfeggio mi ha stroncato la carriera artistica, troppo metodo. Dopo qualche anno e dopo non pochi cambiamenti, sí, forse un po’ sono stupida o lo sono stata. Devi imparare per saper improvvisare. 

Mi è capitato oggi che qualcuno mi ha rimproverato, cioé non solo me, mentre stavo ripassando la parte e allora la mia vena anticonformista latente stava per uscire in modo prepotente, ma seguendo la linea del paradosso mi sono autopunita, abbassando la testa e restando in silenzio. Non so esattamente dove voglio andare a parare con questo post, ma d’altronde mi capita spesso di non sapere dove andare, ma credo che la mia frase tipo adesso sia “comunque andare” e il fatto che sia anche il titolo di una canzone di Alessandra Amoroso è puramente casuale, lo giuro, ma ha cosí tanto senso adesso, che non posso sempre fare l’altolocata di sta ceppa! E ho detto troppi “ma” e mi sta venendo la nausea. 

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