Costruzione (aka ma che senso ha?)

Potremmo andare a Parigi, dico Parigi perché mi piace tanto, ma potremmo fare un viaggio da qualsiasi parte… Non so quale, ma so solo che vorrei percorre dell’altra strada, insieme, anche se la stiamo già percorrendo. Potremmo fare un viaggio alla scoperta di noi stessi, allo scoperta degli altri. Quanto cose possono essere le persone? Quante cose insieme intendo, ricopriamo dei ruoli nelle vita, ma davvero siamo sempre la stessa persona? E se inventassimo dei personaggi? Qualcuno che non siamo? È una cosa che mi sono sempre chiesta, perché ci sono parti di me che a volte tengo nascoste persino a me stessa, ma credo che essere se stessi dovrebbe essere la cosa che ha più senso. Pensateci, una vita intera non basta per scoprirsi, e anche quando pensiamo di conoscere cosí bene alcune parti di noi, all’improvviso si trasformano in qualcos’altro. E quindi? chi siamo? Una vita intera non basta più. Così ho preso un tasto sulla tastiera di un vecchio computer, perché quando ero piccola, guardavo con ammirazione mio fratello più grande che scriveva la mia ricerca di geografia al computer, perché mentre gliela dettavo mi guardava e mi sorrideva, compiaciuto del fatto che lui riuscisse a scrivere al computer senza guardare la tastiera e io no, pensavo che un giorno anche io sarei riuscita a scrivere senza guardare la tastiera. Intorno ai 16 anni ho scritto una storia che parlava di un viaggio in Australia e di un muffin al cioccolato, adesso è nascosta nell’armadio dei vestiti, sotto un quantitativo non definito di borse e sotto tutte le cose che tento di tenere nascoste, tipo gli scontrini dei vestiti che ho comprato e non avevo bisogno di comprare.  Un giorno dietro il bancone dei gelati da Grom, progettavo il lavoro della mia vita, perché chi penserebbe mai che fare gelati possa essere il lavoro della propria vita? E cosí ho deciso di aprire un blog, per dire delle cose, a tutti e a nessuno, per raccontarmi e per essere me stessa, che dovrebbe essere la cosa che ha piú senso. Io scrivo solo al computer, il gusto di scrivere a penna l’ho perso quando ho capito che mi ci sarebbero voluti troppi fogli per tutte le volte che avrei dovuto tirare una riga su quello che avevo scritto davvero da schifo. Per raccontare di me, scrivo sul blog ed è buffo, perché i miei genitori scoprono cose che non conoscevano su di me e non solo loro.
Quindi per me ha senso scrivere, perché ha senso essere se stessi e io quando scrivo sono me stessa, errori e virgole di troppo comprese.
David Grossman ha detto:
Scrivere mi fa bene. Lo sento. Anche quando scrivo cose tristi, qualcosa in me si tranquillizza, sento di avere uno scopo.

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