Tornare (aka There’s no place like home)

Quando ti allontani per un po’ da casa vorresti non tornarci più, stai troppo bene fuori e ti senti libera finalmente. L’ordinarietà degli ultimi dieci anni ha lasciato il posto a tutto quello che, per non si sa quale ragione, ti eri sempre imposta di non fare, di allontanare e di resistere, perché la spensieratezza non era concessa e la vita bisognava sempre prenderla seriamente, a tal punto che anche le formiche diventavano degli insetti giganti, così come una difficoltà minuscola lasciava spazio alla tragedia. Stai fuori e la vita ti sorride, fai degli incontri e diventi un po’ come un bambino, non riesci a stare seduto nello stesso posto per più di 5 minuti o meno, vuoi solo andare, non importa dove, ma andare, perché altrove è sempre meglio. Ho sempre avuto la tendenza a voler andare, da piccola quando qualcuno mi faceva arrabbiare in casa, preparavo la valigia, che al tempo era una scatolona di plastica gialla (che è il mio colore preferito), ci mettevo Banana, il mio pupazzo, qualcosa a cui non potevo di certo rinunciare e via, partivo, chiudendomi in bagno, perchè in una casa di 50mq era l’unico posto tranquillo, tant’è che per me il bagno di casa mia è una specie di santuario della meditazione e non solo dei bisognini. Quando sto fuori di casa sto proprio bene, e l’ora di tornare non arriva mai, esasperando gli amici e i miei.
Dopo mesi di lontananza del cuore, ultimamente, ho voglia di raccontare qualcosa in più di casa mia, perchè la tengo sempre un po’ nascosta, quasi come se esistesse solo in un mondo parallelo che conosco solo io, però non è un mondo parallelo, è reale, è fatto di luoghi e di persone che, forse in modo un po’ anomalo da quello che ti aspetteresti da un giovane medio, mi hanno segnato indelebilmente, lasciando tracce, in alcuni casi impercettibili e in altri voraginosi (che forse non esiste). Quando vuoi fare incontrare due mondi inizia la paura di svelare troppo e io tendenzialmente racconto poco di me, oppure racconto fino a quando so di essere capace di reggere, fino a quando so che c’è sempre un piccolo margine di salvezza o di fuga a gambe levate. È difesa, non è nient’altro. Oggi sono tornata a casa, un po’ per ripiego, perchè i programmi che avevo in mente sono saltati ed è successo l’inaspettato, perchè quando torni a casa, qualcuno ti aspetta sempre, perché a casa succede cosí, nonostante negli ultimi tempi tu abbia portato più pacchi di un corriere, c’è qualcuno che, anche se non ti vede da tre mesi, ha capito quanto avevi bisogno di andare via e resta lí, ad aspettarti, perché è sicuro che tornerai, si torna sempre, prima o poi. E tu torni, senza dirlo a nessuno e vedi che le cose stanno andando avanti anche senza di te, ma quando torni comunque ti viene incontro e ti parla, come se non te ne fossi mai andata, come se fossi sempre stata lì.
Quando smetti di aspettarti qualcosa, è quello il momento in cui succede. Ogni tanto fa bene tornare a casa e ti dico di più, mi piacerebbe trovarti lì un giorno.

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