Un amore senza fine (aka la speranza è l’ultima a morire)

Dopo una giornata deprimente passata in casa, quale occasione migliore per guardare un bel film altrettanto deprimente?

Stavo su Instagram e mi è capitata una foto di Alex Pettyfer (benedica!) e da un foto su Instagram alla sua pagina su Wikipedia e a un suo film, il passo è stato molto breve. Nella filmografia salta subito all’occhio il titolo “Un amore senza fine”, non poteva che essere così, dato che l’amore è il mio topic preferito. La storia del film narra dell’amore tra Jade e David  Il film comincia con la cerimonia del diploma dei due, in cui Jade, grazie ad un’illuminazione si rende conto di non aver instaurato nessun rapporto con i suoi coetanei (tempismo perfetto, no?), dopo aver portato il lutto di suo fratello per due anni. Conosce David che, non era manco nato, ma già ne era innamorato perso. La loro storia d’amore inizia, indicativamente, al minuto 7:45 del film, proprio come succede nella realtà. Mentre si amano e fanno tutte le cose fighe che si fanno nei film, David impara a conoscere il padre di Jade, Hugh, che non accetta il fatto che sua figlia possa perdere l’innocenza e soprattutto che rinunci alla vita da cardiologa che le aveva programmato. Jade e David provano a continuare la loro storia d’amore, lottando, combattendo e soffrendo… E noi insieme a loro, yeah! Il povero umile straccione David che si innamora della ricca Jade? Ma stiamo scherzando? Chiaramente inaccettabile per il padre di lei che “ho già perso un figlio, non ho intenzione di perderne un altro” (cit.). Lei parte per il college, loro stanno lontani perché il papà brutto-cattivo gli manda un ordine restrittivo, ma la mamma bella-buona, riesce a farli incontrare e i due si amano follemente perché “il primo amore non si scorda mai”, boh non chiedetelo a me che giusto oggi ho rivisto il mio ex!

Nel complesso, film caruccio, cioè accettabile per una domenica sera sotto la copertina come gli anziani. Sostenuto indubbiamente da Alex Pettyfer che, nonostante i suoi padiglioni auricolari, se la gioca sempre bene con l’addominale, il braccio grosso e il white smile alla mentadent, ma io non volevo fare una recensione, volevo riflettere su questo mio autolesionismo, questa propensione riconosciuta a mettersi il dito nella piaga da soli, come quando da piccoli ti sbucciavi le ginocchia e ti veniva la crosta che, puntualmente dovevi togliere, dissanguandoti di nuovo e facendo crescere una nuova crosta che sarebbe poi facilmente diventata una cicatrice a causa di tutte le volte che provavi a staccarla. Alla fine, non si sa bene per quale motivo, perché se lo scoprissimo non ci sarebbe più gusto, proviamo una sorta di piacere a crogiolarci nelle situazioni. Abbiamo voglia di parlarne e riparlarne, anche se l’esito di quelle chiacchierate è più chiaro dell’acqua in fondo al gabinetto. Sfiniamo i nostri amici che ascoltano la stessa storia per diciotto volte, come se alla fine ci fosse un risvolto diverso dalla prima volta che l’abbiamo raccontata. E la raccontiamo alle amiche, la raccontiamo agli adulti sposati con figli, la raccontiamo agli sconosciuti, perché hanno un occhio più critico del nostro. E poi guardiamo questo tipo di film, questa è una delle parti che mi piace di più di tutto il processo, guardiamo questi film per accertarci ancora di più che una situazione del genere non potrebbe mai esistere nella realtà nuda e cruda delle nostre storie d’amore sfigatelle e ci piacciono anche tanto, perché ci mandano in pappa il cervello per qualche minuto o magari per un giorno intero, perché la verità è che ti fanno venire voglia di fare qualche cagata e alimentano la speranza che abbiamo lasciato in fondo al cassetto.

P.S.: Alex, ti ho inserito nella lista dei miei tipi ideali, congratulazioni!

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